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  • Suoni di fondo – la Radio Uabab

    22/04/2023
    Radio “Irradio” proprietà di famiglia anni 50.

    Chi segue questo blog sa che da tempo la mia ricerca è focalizzata su quello che chiamo i “rumori di fondo” che accompagnano la nostra quotidianeità. Rumori molto silenzosi, come il traffico di una città di cui non ci si accorge più della sua presenza, ma che allo stesso tempo fa si che ci si adatti all’inquinamento che produce e allargando l’esempio alla guerra poco fuori casa, allo sfruttamento del capitale, alle macro ingiustizie dell’economia ecc.

    Allo stesso tempo oltre a guardarmi in giro e leggere, spesso ascolto musica senza esserne esperto e senza conoscerla, come fa la stragrande maggioranza delle persone ma, come per molte altre della mia generazione (gli anni 60), la musica è stata parte importante della mia formazione personale. Da sempre la ascolto, dal 45 giri al mp3 e quando è possibile dal vivo: per ragioni anagrafiche la mia iniziazione si è consumata con il cantautorato italiano, Guccini e De André su tutti, e poi il jazz di Charlie Parker, Monk, Zawinul e Trovesi e Fresu per stare in Italia; Il rock di Lou Reed, Velvet underground, Nico, i primi U2 e Bob Dylan, PFM, Banco, Area…la musica indipendente…

    Con gli anni ho compreso che anche la musica come tutte le arti si distingue tra quella che si sente con la pancia e quella che si ascolta con le orecchie e con la mente e che, forse più di altri prodotti dell’industria culturale, ad orientarne i consumi sono le regole e le proposte del mercato. Per questo ho sempre cercato situazioni, canali, riviste, radio e trasmissioni che mi facessero incontrare proposte nuove e intelligenti.

    Frequentando trasmissioni storiche come Battiti di Radio 3, siti come aplacetobe di Paola de Angelis, ho incontrato la radio Uabab, curata da Borguez. Radio Uabab è una web radio che settimanalmente propone l’ascolto di brani musicali attinti dai vari generi della contemporaneità, il cui filo rosso mi è apparso essere la ricerca e la tensione degli autori alla comunicazione e alla riflessione sulla realtà di un mondo sempre più dolente. Se esistono i rumori di fondo, ecco, questa Radio ne trasmette il suono e per questo ho voluto saperne di più…

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  • Transazioni

    04/04/2023
    Füsun Onur – once upon a time Biennale Venezia 2022

    “Un uomo felice” è il titolo di un film francese uscito recentemente in Italia che “affronta” il tema della transizione di genere all’interno di una coppia con tre figli adulti e piuttosto avanti con gli anni. Metto le virgolette perché questo film si pone ad un livello molto superficiale di analisi e narrazione, sbilanciandosi più sul fronte della macchietta che della problematizzazione del tema. In ogni caso questa non è una recensione del film.

    Se ne parlo non è per consigliarlo ma solo perché mi pare essere una utile cartina di tornasole di una tendenza sociale e culturale che, nella rivendicazione giusta dei propri diritti individuali, corre il rischio di farsi sfuggire questioni, perlomeno di altrettanta importanza, che hanno a fare con le condizioni materiali della vita. La trama è molto semplice: da una parte la vicenda personale che attraversa la vita della coppia di cui sopra, dall’altra la vicenda politica di una campagna elettorale nella quale i protagonisti sono a vari livelli impegnati.

    Lui è un sindaco conservatore, di destra, che si sta ricandidando per la terza volta nella sua piccola comunità – una cittadina del nord della Francia, a ricoprire la massima carica istituzionale. Come tutti i bravi conservatori riassume in se tutti gli stereotipi del genere: omofobico, transfobico, sottilmente razzista e diffidente nei confronti di qualsiasi diversità/innovazione, che sia la tecnologia, i social, il rapporto con i media non fa la differenza; “naturalmente” paternalista e/o patriarca nel rapporto con la moglie, che è l’elemento scatenante del racconto, prima la rifiuterà radicalmente per poi accettarla e farsi alla fine accettare a sua volta.

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  • nell’attesa…

    10/02/2023
    Biennale Venezia 2022 – Padiglione Belgio (foto mia)

    E’ ormai un mese che rimastico continuamente queste riflessioni, un po’ per una fatica di scrivere che sempre più prende il sopravvento, un po’ perché la materia di cui vorrei parlare, ogni giorno si fa sempre più ripida, nel senso che la sensazione crescente è quella di una spirale nella quale ci si avvita fino all’insensatezza. E’ dunque un mese che ricordo quando da ragazzino iniziai a studiare la storia con un minimo di consapevolezza, in particolare le vicende della Ia e IIa guerra mondiale, c’era un aspetto di che mi interessava e inquietava particolarmente: la vita quotidiana delle persone nell’imminenza di un evento, in quel momento solo intuibile, che incuteva timore ma era ancora da vivere, ancora da diventare la storia che oggi conosciamo e studiamo. Mi piaceva immaginare che cosa pensavano, progettavano, facevano le persone, la “gente” di allora; se andavano e come, a teatro, al cinema quando c’era, nei bar, nelle banche…

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  • Letture

    10/01/2023

    Agli dei della mattinata – di Franco Fortini

    Trieste – molo Audace – foto mia
    Il vento scuote allori e pini.
    Ai vetri, giù acqua.
    Tra fumi e luci la costa la vedi a tratti,
    poi nulla.
    La mattinata si affina nella stanza tranquilla.
    Un filo di musica rock, le matite, le carte.
    Sono felice della pioggia.
    O dèi inesistenti,
    proteggete l’idillio, vi prego.
    E che altro potete,
    o dèi dell’autunno indulgenti dormenti,
    meste di frasche le tempie?
    Come maestosi quei vostri luminosi cumuli!
    Quante ansiose formiche nell’ombra! 
    
    In questi giorni leggendo i saggi di Pier Vincenzo Mengaldo su Franco Fortini, "I chiusi inchiostri", mi sono imbattuto su un giudizio più che positivo per una poesia di Fortini “agli dei della mattinata", che nella mia ignoranza non conoscevo, definita come “...uno dei tuoi testi più alti, una di quelle liriche in cui è la cultura stessa a farsi, per alchimia, poesia.” Allora l'ho cercata in rete per leggerne immediatamente il testo e il motore di ricerca come primo risultato mi ha proposto questa serratissima discussione che si è sviluppata su Poliscritture e che è possibile leggere qui, oltre ad altre riflessioni più pacate, qui e ancora qui.  
    I toni usati in molti interventi, soprattutto di chi voleva - legittimamente -, discuterne il valore con un giudizio diametralmente opposto, mi hanno stupito. La questione in gioco si è trasformata da una valutazione critica su un testo ad una scelta di campo, uno scontro ideologico fra schieramenti non solo avversi ma nemici. Probabilmente questo è un aspetto che Fortini, e chi lo stima, si porta dietro proprio in ragione del suo collocarsi precisamente, da intellettuale e poeta allo stesso tempo, in una parte politica precisa. E che questo generi una sorta di pre-lettura dell'opera poetica. 
    
    In molti passaggi questa discussione è però diventata un dialogo tra sordi e, lasciatemelo dire, permalosi ma in tutti i casi, per chi avrà la pazienza di leggerne tutti i passaggi, una discussione comunque interessante.  Provo a dire la mia, senza alcuna velleità di sintesi, sulle due critiche che maggiormente mi hanno colpito: questa non è poesia, questo testo è prosa; l'opera di Fortini (e Pasolini) godono di buona critica non per il loro valore intrinseco ma per la loro collocazione politica all'interno di un sistema partitocratico che poi gli ha fornito loro immeritata autorevolezza.
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  • E’ il 38 più uno

    24/12/2022
    Banksy – foto mia


    Io questa mattina mi sono ferito
    a un gambo di rosa, pungendomi un dito.
    (cit. Franco Fortini)
    E' il trentotto più uno    il trentanove 
    da contare da aspettare impazienti
    il post-presente delle assoluzioni [dei rimorsi morali arriverà

    con l'ansia che monta la bolla
    dei cieli lividi come campane sulle città;
    che le lavatrici continuino a girare...nel silenzio dei pesci rossi

    sarà più cinque a farne quaranta e tre / forse meno uno
    la febbre delle contingenze
    per noi ricamerà il profilo delle steli e lapidi

    è meglio dei saldi la guerra ancora meglio
    la sacra difesa la morale dell'offeso

    é meglio dei turiboli e di tutto
    restano i popoli proni le gattare in piazza
    i buffet che finiscono i volantini estinti

    Ora passa il secolo giusto
    fare finta di niente fare colazione

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