ITEMPIEIVERSI

Categoria: politica

Un ricordo

Quando sono venuto a conoscenza della scomparsa di una cara amica, avvenuta qualche mese fa, ho sentito che nella vita ci sono momenti nei quali dobbiamo rassegnarci, contro ogni irrazionale abitudine che ci conduce a pensare il contrario,  che nessuna situazione o relazione o persona è un punto di riferimento immutabile e “scontato”. Nel rispetto della volontà dei suoi cari e soprattutto della sua, che se ne è andata nella massima riservatezza nonostante per anni a Varese e non solo, sia stata indiscutibilmente una persona pubblica e importante, la ricorderò senza citarla. Chi ha vissuto quella stagione politica non credo farà fatica a riconoscerla, tutti gli altri verranno a conoscenza di una bella storia e di un esempio di vita dal quale trarre forse qualche indicazione utile anche per questi tempi.

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Metrica e sardine…

dalla permanente Fondazione Prada Milano-foto mia

permanente Fondazione Prada Milano-foto mia

Mi capita di partecipare ad un laboratorio universitario sull’uso della metrica in poesia(a chi interessa gli spiego perché…) e nel corso di una lezione sulla relazione/evoluzione tra metrica classica e “moderna”, il ruolo della tradizione e le avanguardie letterarie, si è sviluppata una interessante riflessione che è scivolata al di fuori dell’ambito accademico, dalla nicchia degli “addetti” ai lavori. Dalla premessa che la letteratura, la poesia e l’arte in generale non dovrebbero godere di un regime speciale che li colloca al di fuori della realtà e delle contraddizioni della storia, … Leggi il seguito di questo post »

Contemporanei a che cosa?

La porta d’europa a Lampedusa

Questa volta faccio un percorso al contrario: dal mare magnum di FB riporto il testo di un post che ho pubblicato qualche giorno fa, dopo avere ascoltato la testimonianza del medico che da 30 anni accoglie nell’ospedale dell’isola di Lampedusa i migranti che vi arrivano.

Sembra che chi vive nella contemporaneità, e non si può fare altrimenti, sia condannato a non accorgersi delle ingiustizie, le guerre, i crimini collettivi che si consumano nella quotidianità della storia che ci circonda. Anche con le più buone intenzioni, anche i “giusti” nel quotidiano alla fine se ne fanno una ragione, si voltano dall’altra parte. Spetta solo alle generazioni future denunciare quello che è successo prima, quando ormai è appunto drammaticamente successo?
Non è successo così anche per il fascismo, il nazismo, l’olocausto…?
E’ quello che penso dopo avere ascoltato questa mattina la testimonianza letteralmente incredibile del dottor Pietro Bartolo, per la prima volta invitato a Milano, al convegno annuale della fondazione Arché. Eurodeputato PD e dal 1991 fino al 2019 medico di frontiera a Lampedusa, addetto al primo soccorso e alle certificazioni cadaveriche degli uomini e donne di ogni età che arrivavano, arrivano e arriveranno sull’isola. A seguire il link del suo intervento. E’ lungo ma ne vale la pena.”

si può scrivere…

particolare dalla Basilica della Santissima Trinità di Saccargia (Sassari)

…poesie? racconti, romanzi? dipingere, scolpire? In questi mesi ho scritto versi che normalmente avrei già pubblicato su questo blog e magari anche altrove ma ancora non l’ho fatto.  Per la letteratura questo non è certo un grande danno, anzi…; tuttavia scavando più profondamente ho cercato di capire qual’era la ragione di questo disagio alla condivisione.

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Appunti fuori tempo n°1…

 

Libreria – Barbiana (Mugello)

…è evidente ai pochi che seguono questo blog che l’attualità non faccia per me…le riflessioni mordi e fuggi, stile la prima cosa che mi passa per la mente, e la loro versione ancora più sintetica dei “mi piace” da social non sono nelle mie corde. Cerco allora di stare per lo meno nella contemporaneità cogliendo gli spunti che di volta in volta attirano la mia attenzione. Questa volta l’occasione è il congresso provinciale di Milano della Cgil del mese scorso dove ho avuto modo di ascoltare la relazione di una filosofa scrittrice, Maura Gancitano, sul tema “L’Italia al tempo dei social media”.

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Avanguardie

Osservando quello che succede in questo periodo il mio pensiero è andato a quello che accadeva un secolo fa, più o meno negli stessi anni,  in Italia e in Europa in ambito culturale e artistico, nella letteratura, nella poesia, nella pittura… I primi decenni del secolo scorso furono quelli dell’affermazione delle cosiddette avanguardie, tra le quali la più importante è stata senz’altro quella dei futuristi – sorta in Italia -, che fondavano la loro forza da una parte sulla rottura radicale con qualsiasi forma di tradizione regolatrice dei codici espressivi (dalla sintassi alla figura, alle scale musicali…), dall’altra sulla acritica accettazione della contemporaneità che allora era caratterizzato dall’avvento della civiltà delle macchine – delle automobili in particolare – e dalla ossessione per la velocità, per l’idea di un progresso inarrestabile della tecnica fino all’esaltazione dell’individualismo come paradigma liberatorio dell’azione sociale.

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