
Non sono un avvocato, non sono un magistrato, giudice o pubblico ministero che sia. Non ho studiato giurisprudenza, se non lo stretto necessario, in maniera non accademica, e solo in relazione al mio lavoro di supporto dell’attività legale di contenzioso in materia di diritto previdenziale. Dunque la consapevolezza con la quale voterò al prossimo referendum non sarà una consapevolezza tecnica da addetto ai lavori. Lo farò come semplice cittadino che ha cercato in queste settimane di informarsi per quanto possibile della materia oggetto del referendum.
Per questo il mio voto non può che avere una valenza principalmente politica e ideologica. Di fatto il tema sotteso ai quesiti referendari non ha una natura solo tecnica, altrimenti tali modifiche potevano essere approvate con la legislazione ordinaria, bensì politica, investendo la modifica dell’assetto costituzionale dei poteri in Italia
Per fare questo, come nel gioco della settimana enigmistica, unisco i “puntini” degli atti che l’attuale governo, promotore del referendum, ha adottato negli ultimi anni in materia di giustizia e alcune sentenze della magistratura recenti a mio giudizio più significative:
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