ITEMPIEIVERSI

Oggi

Basilica Sant.ma Trinità di Saccargia – Particolare affresco anonimo; la foto è mia

oggi si sente il silenzio leggero
dei binari quando parlano

non ci sono uova per fare la spesa
dice la commessa      è anche finito il nastro
non manca un tram da aspettare ne
le nuvole ferme ai semafori
mentre in tasca il mare che dorme

la voglia di lavorare a Milano

uno scoiattolo grigio davvero –
non un verso – traversa la strada      autobiografia
dell’asfalto      al polso il tempo
scioglie un altro trancio
le radici si stingono non sanno
di caffè      un edicola accende la luce

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Non si capisce più

Villa Panza -Varese- arte ambientale -particolare-

Non si capisce più il finale e queste
parole nere come lime
le file di chi ora non parte
di chi non se ne va

non si capisce neanche questa coda
spasmo del tornello la conta
degli esuberi quando alle rotonde
nessuno impara a restare da solo

in fondo ai corridoi maniglie
da afferrare mentre sfocata
sarà questa neve la contrazione
del silenzio lo zolfo da annusare
dopo le gallerie la luce ci urla
sbianca il presente      una coperta
per dormire nei solai
coazione del soggiorno
una idea forse      del sangue contro la pioggia

Avanguardie

Osservando quello che succede in questo periodo il mio pensiero è andato a quello che accadeva un secolo fa, più o meno negli stessi anni,  in Italia e in Europa in ambito culturale e artistico, nella letteratura, nella poesia, nella pittura… I primi decenni del secolo scorso furono quelli dell’affermazione delle cosiddette avanguardie, tra le quali la più importante è stata senz’altro quella dei futuristi – sorta in Italia -, che fondavano la loro forza da una parte sulla rottura radicale con qualsiasi forma di tradizione regolatrice dei codici espressivi (dalla sintassi alla figura, alle scale musicali…), dall’altra sulla acritica accettazione della contemporaneità che allora era caratterizzato dall’avvento della civiltà delle macchine – delle automobili in particolare – e dalla ossessione per la velocità, per l’idea di un progresso inarrestabile della tecnica fino all’esaltazione dell’individualismo come paradigma liberatorio dell’azione sociale.

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Perdersi

 

…è così facile perdersi
da dimenticare il perimetro del pensare
come se respirare si potesse
senza aria come se l’aria non fosse
mai stata respirata      allora a dismisura
si smonta l’onda e svita la selce
per il taglio del tendine

non so più che serva per
tornare a pensare      qualcosa
una spinta un detrito      scorie
progressiste      la guerra è solo sound-track

sul terrazzo le erbe sanno che fare
con il sole      si scrollano la polvere
qualcuno da portare fuori resta

dove le orme vengono a galla
e la sabbia un livido che non passa

Segnalazione

Apertura 10.00/19.00 Ingresso gratuito

Segnalo con piacere anche quest’anno l’iniziativa del gruppo le ArtiPossibili, realtà impegnata a promuovere la creatività artistica come risorsa e pratica sociale oltre che espressione individuale, con iniziative che si collocano creativamente al di fuori dei canali consueti. Lo scorso anno il baricentro fu la costruzione di un’opera unica, la “grande” coperta, sulla quale convergevano le creatività di più artisti o gruppi. Quest’anno invece il centro è la carta, intesa non tanto come supporto per la comunicazione ma come materia da manipolare e rielaborare per l’espressione artistica. Per dirlo con le parole delle organizzatrici “Strumento di creazione, supporto del tracciare, della stampa, del colore ma anche materia che si fa volume con piegature, intagli, sovrapposizioni e impasti. Materia prima di tecniche che ampliano le possibilità espressive e che consentono linguaggi contemporanei e vari.”

Mi piace sottolineare di questa iniziativa quello che mi pare essere il suo specifico: non solamente fare convergere più forme espressive intorno ad un tema comune ma anche rendere concreta la possibilità che l’arte si manifesti attraverso potenzialità individuali di base diverse e diseguali che poi trovano, insieme alle altre, un perimetro comune anche in eventi come questo. In fondo l’insieme delle diversità non è altro che la realtà che attraversiamo ogni giorno, che ce ne accorgiamo o meno…

che fare…

Pensando a che fare la prossima domenica mi è tornato in mente questo quadro di Kiefer, che è possibile vedere all’ Hangar della Bicocca (uno spazio espositivo di Milano dedicato all’arte contemporanea), che trovo molto calzante per introdurre una riflessione sui tempi che stiamo attraversando. Nel quadro è rappresentata una figura umana al centro di una palude surreale nella quale si fatica a distinguere l’alto e il basso, ciò che è solido da quello che non lo è. Un insieme che restituisce in un’atmosfera dantesca una sensazione di rigore, rigidità, freddo. All’orizzonte, attraversato da un arcobaleno livido e grigio, si intravedono a fatica i nomi scritti in corsivo di vari filosofi della cultura tedesca. Da Engels a Marx, da Hegel a Nietzche…nomi scritti con una calligrafia incerta, appena intravista, forse per stabilire un rapporto asimmetrico tra il soggetto che li osserva o cerca di farlo e la profondità del pensiero che rappresentano. Restano così un riferimento vago, nebuloso, incerto. Non so se sto forzando l’interpretazione del quadro, se queste erano le intenzioni dell’autore ma a me ha dato il senso della precarietà, della instabilità di qualsiasi scelta possibile – che si orienti in una direzione piuttosto che nell’altra, la necessità del pensiero critico che non faccia sconti alla voglia di certezze. Leggi il seguito di questo post »

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