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    12/02/2026
    di Luca Chiarei – il Convivio Editore

    E’ pubblicata da oggi la mia seconda raccolta di poesie, premiata in occasione del Premio Lucini 2025 ed edita da “il Convivio Editore”, costruita in questi anni intorno e attraverso l’ambiente politico-sociale generato dai “rumori di fondo”. Quelli che fanno da scenario inconscio alla nostra quotidianità, che ci fanno assuefare ad una realtà sempre più ingiusta, violenta e disuguale.

    In copertina il dipinto su carta, olio e filo dell’amica Francesca Bagnoli “La memoire de la peau” che ringrazio per la generosità, come ringrazio Ennio Abate per la sua attenta e puntuale prefazione alla silloge e l’editore il Convivio di Manitta Giuseppe per l’attenzione e cura.

    Il libro è acquistabile sulle varie piattaforme online quali IBS, Feltrinelli, illibraccio. Altrimenti sarà disponibile durante le presentazioni, che segnalerò sul blog e social.

    Anticipo parte delle motivazioni del premio a cura di Alessandra Giappi della Giuria del premio:

    MOTIVAZIONE DEL PREMIO GIANMARIO LUCINI

    La poesia di Luca Chiarei nasce dal contrasto tra uno sfondo storico e sociale drammatico e insieme banale e l’esperienza individuale consapevole: ridotta ai minimi termini, eppure paga di quel poco. L’orizzonte è quello cittadino di una Milano postmoderna, intessuta di incontri brevi dal ritmo convulso, su cui si stratificano ricordi labili. Su tutto, sull’aria malata, incombe il fantasma concreto della guerra – come non parlarne ora? Ai miti classici si sono sostituiti gli anti-miti. Si ha la sensazione di vivere nella realtà dipinta da Edward Hopper: fatta di lucide solitudini, di allucinata immobilità. Alle belle favole antiche non si crede più. È subentrato un presente indecifrabile, nel quale le azioni comuni della quotidianità, ripetute all’infinito, diventano quasi epiche in uno scenario di incertezza totale. A dominare è il tempo trascorrente di generazione in generazione, sono i confini taglienti come lame. La poesia di Chiarei radiografa una società in svendita, dominata dai saldi, dai droni, da una resistenza debole, dalla Borsa, dall’arretramento della ragione e del senso: dal vuoto, insomma. Né è plausibile aspettarsi una qualunque salvezza o una via di fuga.

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  • Uscita 2

    09/02/2026

    Riprendo il testo che ho scritto lo scorso 11 gennaio perché si può fare sintesi e concentrare il contenuto di molti pensieri in un verso, ma non in alternativa ad una riflessione più ampia su quanto accade.

    Da sempre i modi per uscire sono tanti e nessuno di questi ci pace. Ma alcuni, se possibile, son peggio di altri. A volte è il caso che lo determina, una malattia, a volte anche scelte personali…. Capita di questi tempi, molto più spesso di quello che si pensa, che a determinare l’uscita da questa vita sia la storia, l’essere al posto sbagliato nel momento sbagliato oppure essere nel posto giusto a fare la cosa giusta nel momento sbagliato. A questo ho pensato davanti alla vicenda di Renée Nicole Good e poi Alex Pretty, uccisi da una contingenza storica che fa della violenza e della forza la sua norma.

    Tra l’altro è da notare come il picco dell’attenzione mediatica sia stato raggiunto quando ad essere colpiti ed uccisi siano stati degli americani, bianchi, con i quali l’opinione pubblica più generalista occidentale si è immediatamente riconosciuta (ma allora può succedere anche a me…?). Nel 2025 le persone che hanno perso la vita a causa dell’ICE sono state 30 e certamente se ne è parlato in generale ma, essendo per la maggior parte persone ispano-americane, afro-americane ecc., non così ampiamente come per i casi sopra citati. E questo è indicativo di quanto la metafora della nostra società rappresentata dalla storia della “rana bollita” senza accorgersi, un grado alla volta, stia diventando sempre più reale.

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  • Pavimento

    17/01/2026
    Trieste – foto mia

    erano dei treni a scucire fili ˙ per ipotesi per trovare ˙ l’ingresso – poi ricerche ˙ dell’altro ricerche del represso ˙ dell’ingrosso del cibo d’asporto ˙ alimenti dell’attesa silenti ˙ stati del quando ˙ stati del ricordo ˙ un biglietto serviva per salire ˙ le scale come impresa ˙ loro ricordavano luci urbane ˙ che non sapevano che di sale ˙ che di sangue interinale

     

     

    Tornavano all’infinito ˙ verbi senza  pronomi ˙ sostantivi casi assoluti ˙ da declinare coniugare˙  con l’ipnosi del male dentro ˙ congiuntiviti delle sintassi ˙ grammatiche minime della ˙ dispersione delle cellule ˙ immemorabili ˙ pensare piano pensare a strati pensare le intercapedini ˙ della cipolla ˙ girare manopole manipolare solidi manipolare volumi

    Le critiche binarie ˙ e le leggi dei binari ˙ incalzavano al gelo della ghisa ˙ di binario in rotaia ˙ deraglia il futuro quello a rate ˙ quello del caffè quotidiano ˙ degli umani da schiacciare mentre irriflesse altre lastre incalzano ˙ il comma dei ricorsi attende la prescrizione dell’umano

     

     

    Un foglio è bifronte ˙ da questa parte versi ˙ dall’altra elenchi ˙ diversi appunti elenchi ˙ puntati per organizzazione ˙ dei tempi morti da sfinire ˙ organigrammi minimali ˙ servizi per l’utenza ˙ utenti coscienti – in fila per fiale ˙ il capitale dissanguante ˙ metamorfosi delle fiale e files ˙ bussole da scrivania ˙ l’agrofiele si beva a gocce  

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  • Uscita

    11/01/2026
    1.	Per prima cosa pensare al distacco
    2. Raccontare di un viaggio
    3. sia Udine o Trieste non conta
    4. un viaggio da fermi - da fermi come luce
    5. Sorretti ai pali - oblò
    Le forze in campo non lasciano
    polveri tracce di grafite toluene
    in bottiglie 	brindisi agli anni
    che non passano ai passati immobili
    al rovescio delle medaglie agli insulti
    alla muffa dei prati         all’arte inutile
    - che la storia ci spara in faccia
    così costruiamo elenchi
    delle cose da fare 
           così stracciamo agende 
    stiriamo camicie

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  • Lo spettro russo e il degrado delle democrazie.

    21/12/2025

    Un saggio di Edgar Morin da il manifesto del 27/11/2025

    Viviamo sempre di più in un mondo rovesciato, nel quale Putin omaggia Gandhi ad esempio; e Trump si candida per il premio Nobel per la pace, essendo premiato nel frattempo da un fantomatico premio per la pace promosso dalla FIFA (federazione internazionale del calcio), come tra l’altro nel 2014 anche lo stesso Putin aveva fatto, andandoci anche più vicino in quanto realmente candidato.

    Affermare ovvietà come l’uguaglianza sul piano dei diritti di tutti gli uomini qualunque sia la loro condizione, credo, opinione, etnia diventa sempre più difficile, come sempre più difficile è sostenere che la costruzione della pace non possa passare da un selvaggio riarmo generalizzato, motivato da una imminente invasione di un nemico assoluto in stile da propaganda politica del primo dopoguerra (ma se non riesce ad arrivare a Kiev come potrà arrivare a Londra, Parigi, Roma…?).

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