ITEMPIEIVERSI

Avanguardie

Osservando quello che succede in questo periodo il mio pensiero è andato a quello che accadeva un secolo fa, più o meno negli stessi anni,  in Italia e in Europa in ambito culturale e artistico, nella letteratura, nella poesia, nella pittura… I primi decenni del secolo scorso furono quelli dell’affermazione delle cosiddette avanguardie, tra le quali la più importante è stata senz’altro quella dei futuristi – sorta in Italia -, che fondavano la loro forza da una parte sulla rottura radicale con qualsiasi forma di tradizione regolatrice dei codici espressivi (dalla sintassi alla figura, alle scale musicali…), dall’altra sulla acritica accettazione della contemporaneità che allora era caratterizzato dall’avvento della civiltà delle macchine – delle automobili in particolare – e dalla ossessione per la velocità, per l’idea di un progresso inarrestabile della tecnica fino all’esaltazione dell’individualismo come paradigma liberatorio dell’azione sociale.

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Perdersi

 

…è così facile perdersi
da dimenticare il perimetro del pensare
come se respirare si potesse
senza aria come se l’aria non fosse
mai stata respirata      allora a dismisura
si smonta l’onda e svita la selce
per il taglio del tendine

non so più che serva per
tornare a pensare      qualcosa
una spinta un detrito      scorie
progressiste      la guerra è solo sound-track

sul terrazzo le erbe sanno che fare
con il sole      si scrollano la polvere
qualcuno da portare fuori resta

dove le orme vengono a galla
e la sabbia un livido che non passa

Segnalazione

Apertura 10.00/19.00 Ingresso gratuito

Segnalo con piacere anche quest’anno l’iniziativa del gruppo le ArtiPossibili, realtà impegnata a promuovere la creatività artistica come risorsa e pratica sociale oltre che espressione individuale, con iniziative che si collocano creativamente al di fuori dei canali consueti. Lo scorso anno il baricentro fu la costruzione di un’opera unica, la “grande” coperta, sulla quale convergevano le creatività di più artisti o gruppi. Quest’anno invece il centro è la carta, intesa non tanto come supporto per la comunicazione ma come materia da manipolare e rielaborare per l’espressione artistica. Per dirlo con le parole delle organizzatrici “Strumento di creazione, supporto del tracciare, della stampa, del colore ma anche materia che si fa volume con piegature, intagli, sovrapposizioni e impasti. Materia prima di tecniche che ampliano le possibilità espressive e che consentono linguaggi contemporanei e vari.”

Mi piace sottolineare di questa iniziativa quello che mi pare essere il suo specifico: non solamente fare convergere più forme espressive intorno ad un tema comune ma anche rendere concreta la possibilità che l’arte si manifesti attraverso potenzialità individuali di base diverse e diseguali che poi trovano, insieme alle altre, un perimetro comune anche in eventi come questo. In fondo l’insieme delle diversità non è altro che la realtà che attraversiamo ogni giorno, che ce ne accorgiamo o meno…

che fare…

Pensando a che fare la prossima domenica mi è tornato in mente questo quadro di Kiefer, che è possibile vedere all’ Hangar della Bicocca (uno spazio espositivo di Milano dedicato all’arte contemporanea), che trovo molto calzante per introdurre una riflessione sui tempi che stiamo attraversando. Nel quadro è rappresentata una figura umana al centro di una palude surreale nella quale si fatica a distinguere l’alto e il basso, ciò che è solido da quello che non lo è. Un insieme che restituisce in un’atmosfera dantesca una sensazione di rigore, rigidità, freddo. All’orizzonte, attraversato da un arcobaleno livido e grigio, si intravedono a fatica i nomi scritti in corsivo di vari filosofi della cultura tedesca. Da Engels a Marx, da Hegel a Nietzche…nomi scritti con una calligrafia incerta, appena intravista, forse per stabilire un rapporto asimmetrico tra il soggetto che li osserva o cerca di farlo e la profondità del pensiero che rappresentano. Restano così un riferimento vago, nebuloso, incerto. Non so se sto forzando l’interpretazione del quadro, se queste erano le intenzioni dell’autore ma a me ha dato il senso della precarietà, della instabilità di qualsiasi scelta possibile – che si orienti in una direzione piuttosto che nell’altra, la necessità del pensiero critico che non faccia sconti alla voglia di certezze. Leggi il seguito di questo post »

se mi volto

 

se mi volto e penso con gli occhi
quanto puoi stringere i tuoi
per scriverne che l’ombra
diventa luce nel fondo
dei the che beviamo
quasi per farci strenua compagnia

allora pesiamo quanta vigilia      è una porta
che si apre      quanta deriva
ci porta sotto costa dove
un sorriso non basta ed i pensieri
o quello che serve – li stendo interi ad asciugare

oggi non ho paura di fare
le scale con te né del libro che si chiude
per questo mi chino      nel calco del tuo viso

Di sera camminare

Revisione del 23 gennaio 2018

Villa Panza Varese – opera nelle Scuderie

Di sera camminare
sui marciapiedi quando       non c’è altro da fare
seguendo crepe e filari
genuflessioni in frantumi
bitumi lividi       specchi non cercati

e poi sentire di
sostare sopra un molo ormeggiato a se stesso
e sotto sotto ringhiere e torsioni
membra agitazioni

quando le ossa fanno risacca
le onde non vanno       contro la corrente
nelle urne non trovo occhi da incrociare

ora a terra qualcuno dorme ancora

dalla strada si vedono le suole

mentre le cornacchie fanno colazione

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