“Over, under and in between” di Mona Hatoum – Fondazione Prada Milano – La foto è mia.
..e il vizio è più oscuro dove più risplendono gli ideali dell'uomo al cui servizio esso vive da ere, e a cui si vende: corrotto, e puro, ché in lui tutto è inizio Pier Paolo Pasolini - Canto popolare
Impossibile capire la sera - le scarpe della morte annunciate allineatecontate da pagare in cassa
rassegnate in cassette rassegne stampa del rammendo veline del sangue nerotrafiletti in ventesima grigio-fumo
unire i puntini annerire i punti | prenderli dai baveri - dalle bave seccate comprendere il vento il mare | fare del male fare - acquistare uscire dai varchi d'emergenza tornare a capo al niente della propaganda
Si disossano bambini si - disossano famiglie fiamme e polpe - poltiglie - popoli senza colore | i vuoti a perdere sionisti | oggi canta la pesca a strascico il rimorso dell'antipasto - l'improbabilefine del mondo - quello che salta fuori
che il mondo migliori come uva . da schiacciareche attenda rossa . ai tornanti e vicoli pieni e neve ora lo scandalo degli iceberg . delle punte a volo radente . ai vinti i sensi di colpa e di tutto di non morire a sufficienza . mancano carni ai perimetri . delle ferite e mancano manuali istruzioni per l'esoscheletro - storie da raccontare
Biblioteca Lambrate Milano – Via Carlo Valvassori Peroni, 56
La prossima settimana presenterò il mio libro di poesie alla biblioteca di Lambrate, Milano. Vi aspetto per parlarne insieme, per me sarebbe davvero importante e bello.
Grazie a Rossana di Fazio della enciclopedia delle donne Grazie alla Biblioteca di Lambrate che ci ospita. Grazie a Martina Chiarei Grazie a Francesca Bagnoli per la sua opera “la memoire de la peau” che è l”immagine di copertina Grazie a Ennio Abate per la introduzione e tutto il resto… Grazie a Christian Sinicco e Alessandra Giappi della giuria del premio Lucini Grazie a Giuseppe Manitta delle edizioni il Convivio
Non sono un avvocato, non sono un magistrato, giudice o pubblico ministero che sia. Non ho studiato giurisprudenza, se non lo stretto necessario, in maniera non accademica, e solo in relazione al mio lavoro di supporto dell’attività legale di contenzioso in materia di diritto previdenziale. Dunque la consapevolezza con la quale voterò al prossimo referendum non sarà una consapevolezza tecnica da addetto ai lavori. Lo farò come semplice cittadino che ha cercato in queste settimane di informarsi per quanto possibile della materia oggetto del referendum.
Per questo il mio voto non può che avere una valenza principalmente politica e ideologica. Di fatto il tema sotteso ai quesiti referendari non ha una natura solo tecnica, altrimenti tali modifiche potevano essere approvate con la legislazione ordinaria, bensì politica, investendo la modifica dell’assetto costituzionale dei poteri in Italia
Per fare questo, come nel gioco della settimana enigmistica, unisco i “puntini” degli atti che l’attuale governo, promotore del referendum, ha adottato negli ultimi anni in materia di giustizia e alcune sentenze della magistratura recenti a mio giudizio più significative:
E’ pubblicata da oggi la mia seconda raccolta di poesie, premiata in occasione del Premio Lucini 2025 ed edita da “il Convivio Editore”, costruita in questi anni intorno e attraverso l’ambiente politico-sociale generato dai “rumori di fondo”. Quelli che fanno da scenario inconscio alla nostra quotidianità, che ci fanno assuefare ad una realtà sempre più ingiusta, violenta e disuguale.
In copertina il dipinto su carta, olio e filo dell’amica Francesca Bagnoli “La memoire de la peau” che ringrazio per la generosità, come ringrazio Ennio Abate per la sua attenta e puntuale prefazione alla silloge e l’editore il Convivio di Manitta Giuseppe per l’attenzione e cura.
Il libro è acquistabile sulle varie piattaforme online quali IBS,Feltrinelli, illibraccio. Altrimenti sarà disponibile durante le presentazioni, che segnalerò sul blog e social.
Anticipo parte delle motivazioni del premio a cura di Alessandra Giappi della Giuria del premio:
MOTIVAZIONE DEL PREMIO GIANMARIO LUCINI
La poesia di Luca Chiarei nasce dal contrasto tra uno sfondo storico e sociale drammatico e insieme banale e l’esperienza individuale consapevole: ridotta ai minimi termini, eppure paga di quel poco. L’orizzonte è quello cittadino di una Milano postmoderna, intessuta di incontri brevi dal ritmo convulso, su cui si stratificano ricordi labili. Su tutto, sull’aria malata, incombe il fantasma concreto della guerra – come non parlarne ora? Ai miti classici si sono sostituiti gli anti-miti. Si ha la sensazione di vivere nella realtà dipinta da Edward Hopper: fatta di lucide solitudini, di allucinata immobilità. Alle belle favole antiche non si crede più. È subentrato un presente indecifrabile, nel quale le azioni comuni della quotidianità, ripetute all’infinito, diventano quasi epiche in uno scenario di incertezza totale. A dominare è il tempo trascorrente di generazione in generazione, sono i confini taglienti come lame. La poesia di Chiarei radiografa una società in svendita, dominata dai saldi, dai droni, da una resistenza debole, dalla Borsa, dall’arretramento della ragione e del senso: dal vuoto, insomma. Né è plausibile aspettarsi una qualunque salvezza o una via di fuga.
Riprendo il testo che ho scritto lo scorso 11 gennaio perché si può fare sintesi e concentrare il contenuto di molti pensieri in un verso, ma non in alternativa ad una riflessione più ampia su quanto accade.
Da sempre i modi per uscire sono tanti e nessuno di questi ci pace. Ma alcuni, se possibile, son peggio di altri. A volte è il caso che lo determina, una malattia, a volte anche scelte personali…. Capita di questi tempi, molto più spesso di quello che si pensa, che a determinare l’uscita da questa vita sia la storia, l’essere al posto sbagliato nel momento sbagliato oppure essere nel posto giusto a fare la cosa giusta nel momento sbagliato. A questo ho pensato davanti alla vicenda di Renée Nicole Good e poi Alex Pretty, uccisi da una contingenza storica che fa della violenza e della forza la sua norma.
Tra l’altro è da notare come il picco dell’attenzione mediatica sia stato raggiunto quando ad essere colpiti ed uccisi siano stati degli americani, bianchi, con i quali l’opinione pubblica più generalista occidentale si è immediatamente riconosciuta (ma allora può succedere anche a me…?). Nel 2025 le persone che hanno perso la vita a causa dell’ICE sono state 30 e certamente se ne è parlato in generale ma, essendo per la maggior parte persone ispano-americane, afro-americane ecc., non così ampiamente come per i casi sopra citati. E questo è indicativo di quanto la metafora della nostra società rappresentata dalla storia della “rana bollita” senza accorgersi, un grado alla volta, stia diventando sempre più reale.