
Riprendo il testo che ho scritto lo scorso 11 gennaio perché si può fare sintesi e concentrare il contenuto di molti pensieri in un verso, ma non in alternativa ad una riflessione più ampia su quanto accade.
Da sempre i modi per uscire sono tanti e nessuno di questi ci pace. Ma alcuni, se possibile, son peggio di altri. A volte è il caso che lo determina, una malattia, a volte anche scelte personali…. Capita di questi tempi, molto più spesso di quello che si pensa, che a determinare l’uscita da questa vita sia la storia, l’essere al posto sbagliato nel momento sbagliato oppure essere nel posto giusto a fare la cosa giusta nel momento sbagliato. A questo ho pensato davanti alla vicenda di Renée Nicole Good e poi Alex Pretty, uccisi da una contingenza storica che fa della violenza e della forza la sua norma.
Tra l’altro è da notare come il picco dell’attenzione mediatica sia stato raggiunto quando ad essere colpiti ed uccisi siano stati degli americani, bianchi, con i quali l’opinione pubblica più generalista occidentale si è immediatamente riconosciuta (ma allora può succedere anche a me…?). Nel 2025 le persone che hanno perso la vita a causa dell’ICE sono state 30 e certamente se ne è parlato in generale ma, essendo per la maggior parte persone ispano-americane, afro-americane ecc., non così ampiamente come per i casi sopra citati. E questo è indicativo di quanto la metafora della nostra società rappresentata dalla storia della “rana bollita” senza accorgersi, un grado alla volta, stia diventando sempre più reale.
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