ITEMPIEIVERSI

che fare…

Pensando a che fare la prossima domenica mi è tornato in mente questo quadro di Kiefer, che è possibile vedere all’ Hangar della Bicocca (uno spazio espositivo di Milano dedicato all’arte contemporanea), che trovo molto calzante per introdurre una riflessione sui tempi che stiamo attraversando. Nel quadro è rappresentata una figura umana al centro di una palude surreale nella quale si fatica a distinguere l’alto e il basso, ciò che è solido da quello che non lo è. Un insieme che restituisce in un’atmosfera dantesca una sensazione di rigore, rigidità, freddo. All’orizzonte, attraversato da un arcobaleno livido e grigio, si intravedono a fatica i nomi scritti in corsivo di vari filosofi della cultura tedesca. Da Engels a Marx, da Hegel a Nietzche…nomi scritti con una calligrafia incerta, appena intravista, forse per stabilire un rapporto asimmetrico tra il soggetto che li osserva o cerca di farlo e la profondità del pensiero che rappresentano. Restano così un riferimento vago, nebuloso, incerto. Non so se sto forzando l’interpretazione del quadro, se queste erano le intenzioni dell’autore ma a me ha dato il senso della precarietà, della instabilità di qualsiasi scelta possibile – che si orienti in una direzione piuttosto che nell’altra, la necessità del pensiero critico che non faccia sconti alla voglia di certezze. Leggi il seguito di questo post »

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se mi volto

 

se mi volto e penso con gli occhi
quanto puoi stringere i tuoi
per scriverne che l’ombra
diventa luce nel fondo
dei the che beviamo
quasi per farci strenua compagnia

allora pesiamo quanta vigilia      è una porta
che si apre      quanta deriva
ci porta sotto costa dove
un sorriso non basta ed i pensieri
o quello che serve – li stendo interi ad asciugare

oggi non ho paura di fare
le scale con te né del libro che si chiude
per questo mi chino      nel calco del tuo viso

Di sera camminare

Revisione del 23 gennaio 2018

Villa Panza Varese – opera nelle Scuderie

Di sera camminare
sui marciapiedi quando       non c’è altro da fare
seguendo crepe e filari
genuflessioni in frantumi
bitumi lividi       specchi non cercati

e poi sentire di
sostare sopra un molo ormeggiato a se stesso
e sotto sotto ringhiere e torsioni
membra agitazioni

quando le ossa fanno risacca
le onde non vanno       contro la corrente
nelle urne non trovo occhi da incrociare

ora a terra qualcuno dorme ancora

dalla strada si vedono le suole

mentre le cornacchie fanno colazione

Ricchi e poveri tra Don Milani e Jeff Bezos, pensieri sull’anno…

Europa, tramonto.

” Le durezze e le fatiche della guerra, quelle che si patiscono sulla propria persona, ricadono su chi sopporta la violenza di tutte le cose, sulla parte più umile e più povera di tutta la nazione, sugli schiavi lavoratori: infatti per quanto grandi possano essere la prosperità e il lusso di una nazione, deve pur esserci qualcuno che lavora; le case e le navi debbono essere costruite, le merci debbono essere trasportate e la terra coltivata” B. Mandeville, La favola delle api, 1723

L’anno che si chiude non sarà ricordato, almeno credo, per svolte epocali, segni particolari di cambiamento o speranza. Credo che sia stato un anno che si aggiunge come gli altri ad un periodo di progressivo deterioramento della vita politica e sociale, sempre più chiusa nelle spinte populiste incapaci di pensare la vita collettiva secondo principi diversi dall’interesse individuale e immediato; anche molte manifestazioni artistiche e culturali sembra abbiano abdicato ad un ruolo critico e affondano nelle maglie della rete e dei social, appiattendosi in una massa di contenuti tutti tra loro equivalenti e indifferenziati.

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Ancora su che cos’è la poesia…

Punto di vista dal Macro – Roma
La foto è mia

La mia riflessione sul decalogo di Arminio sulla poesia, di cui il post precedente, è stato ripreso anche sul blog di Poliscritture e lo segnalo nuovamente per la discussione che ha sollevato. Mi riprometto con i miei tempi “rallentati” di replicare agli interessanti interventi, di cui ringrazio tutti gli autori, che si sono succeduti. Per ora mi sento di dire semplicemente che questa discussione, a differenza di quello che può apparire, non è per addetti ai lavori. Se la poesia è una delle forme con le quali attribuiamo da una parte un senso al nostro percorso individuale di vita, dall’altra ci rendiamo consapevoli della condizione dei tempi che attraversiamo, allora questa discussione può avere un interesse generale che oltrepassa i recinti accademici o i circoli amicali. A maggior ragione dopo la lettura, dal blog “Le parole e le cose” (che ho inserito nei miei blog di riferimento nella pagina dedicata), di questo interessante intervento di Guido Mazzoni dal titolo “Sulla storia sociale della poesia contemporanea in Italia”, segnalato nel corso della discussione. E’ una articolata analisi delle trasformazioni intervenute nel secolo scorso, in particolare nel secondo dopoguerra, sul modo di intendere, dall’interno come dall’esterno, la poesia. Un passaggio che sinteticamente potremmo definire come la transizione dal terreno del conflitto culturale e politico:

“Pasolini contro Sanguineti, Fortini contro Pasolini, Fortini contro Sereni, Fortini contro le nuove avanguardie, Pasolini contro Montale, Montale contro Pasolini, Montale contro le nuove avanguardie, le nuove avanguardie contro il resto del mondo.”

detto con le parole dell’autore, a quello rassicurante dell’opzione poetica individuale, social e indifferenziata, nella quale tutto è accolto e niente è discusso. Consiglio di avere la pazienza di leggerlo, so che nella rete non è facile, ma penso che in questo caso ne valga la pena!

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