Le coste sanno di plastica - poligoni di marmo mimetico per macelli da aprire oggi tutti cercano scale per salire - speranza negli antibiotici che tenga il pancreas che tutto si tenga
grande traffico nei fondali - un Ferragosto di decreti e visti foto dei tramonti - diabete - dispute su San Remo la Sicilia si sfoglia dalla parte - del mare analgesici in versi - aerosol della nazificazione quotidiana
suonano sveglie sotto i piedi nessuno le sente - nessuno spegne luci sui binari affondano i codici affondano in melma le differenze
Come ho scritto in altri parti di questo blog sono arrivato alla convinzione che oggi, nonostante la quotidianità ci obblighi ad affrontare una infinità di problemi ai quali la politica raramente riesce a dare risposte, la questione centrale è quella della guerra in corso tra Russia e Ucraina da oltre 500 giorni, che tutto è tranne una questione locale. In una sorta di rimozione collettiva l’opinione pubblica si è assuefatta anche a questa realta per la quale stiamo cadendo (o ci siamo già?), in una nuova guerra mondiale, che sarà combattuta in maniera certo non “convenzionale” e nella quale questa volta non continueremo a fare gli spettatori ma diventeremo attori e bersaglio.
Come ogni guerra che si rispetti anche questa si fonda su una propaganda che del problema vede solo gli aspetti retorici: in nome della difesa dei “valori” (l’occidente ha ancora valori da insegnare? il rispetto della vita dei migranti in mare? l’astensione di massa che attanaglia le nostre democrazie?) inviamo armi ad una parte in causa, che della trattativa e della pace non ha alcun interesse o se ne ha è subordinata ad una improbabile, se non utopica, vittoria. E pazienza per i danni collaterali della gente che continuerà a morire da entrambe le parti, in divisa o meno.
E’ questo il titolo di un simpatico libro di David Foster Wallace che mi è venuto in mente dopo avere partecipato ad uno slam poetry qualche settimana fa. Per chi non lo sapesse lo slam poetry è una di quelle tante forme di lettura delle poesie in pubblico, proprie e di altri, nelle quali i presenti di un locale giudicano e votano quello che ascoltano. Non mi sono stupito di avere pensato proprio a questo libro (se non l’avete ancora letto fatelo che vale la pena), così che un paio di pensieri veloci, forse anche seri ma certamente leggeri, su questa microesperienza mi va di spenderli.
ll progetto di una Terra armata, in cui il rapporto tra gli Stati sia di competizione e di sfida, dove si giochi una partita ad eliminazione tra i maggiori protagonisti, col grande Esercito dell’Occidente sul trono e la Russia e la Cina gettate fuori dalla scena, è il progetto di un mondo senza speranza.
droni arano l'aria per fare microbriciole e parti annusare le particelle molare selci da guerra
tagliare le guaine sguainare le ferite meglio stare dalla parte del fumo del rinculo e degli sconti
dalla parte delle panche e della ghisa - sperare nel pancreas che resista dividere diagnosi dalle fiale
il nero capitale cauterizzi la miseria cicatrizzi le morali sfilando dalla parte del mare mentre tutti noi sempre dalla parte del sonno e dei saldi delle percussioni dei parolieri - pensare e lisciare i capelli disperdere l'ira gonfiare le indignazioni - frantumare le tassonomie l'affetto per i soli cani da guardia basta come i rendimenti sui conti le coincidenze alle stazioni la detrazione della ragione avanzi
Chi segue questo blog sa che da tempo la mia ricerca è focalizzata su quello che chiamo i “rumori di fondo” che accompagnano la nostra quotidianeità. Rumori molto silenzosi, come il traffico di una città di cui non ci si accorge più della sua presenza, ma che allo stesso tempo fa si che ci si adatti all’inquinamento che produce e allargando l’esempio alla guerra poco fuori casa, allo sfruttamento del capitale, alle macro ingiustizie dell’economia ecc.
Allo stesso tempo oltre a guardarmi in giro e leggere, spesso ascolto musica senza esserne esperto e senza conoscerla, come fa la stragrande maggioranza delle persone ma, come per molte altre della mia generazione (gli anni 60), la musica è stata parte importante della mia formazione personale. Da sempre la ascolto, dal 45 giri al mp3 e quando è possibile dal vivo: per ragioni anagrafiche la mia iniziazione si è consumata con il cantautorato italiano, Guccini e De André su tutti, e poi il jazz di Charlie Parker, Monk, Zawinul e Trovesi e Fresu per stare in Italia; Il rock di Lou Reed, Velvet underground, Nico, i primi U2 e Bob Dylan, PFM, Banco, Area…la musica indipendente…
Con gli anni ho compreso che anche la musica come tutte le arti si distingue tra quella che si sente con la pancia e quella che si ascolta con le orecchie e con la mente e che, forse più di altri prodotti dell’industria culturale, ad orientarne i consumi sono le regole e le proposte del mercato. Per questo ho sempre cercato situazioni, canali, riviste, radio e trasmissioni che mi facessero incontrare proposte nuove e intelligenti.
Frequentando trasmissioni storiche come Battiti di Radio 3, siti come aplacetobe di Paola de Angelis, ho incontrato la radio Uabab, curata da Borguez. Radio Uabab è una web radio che settimanalmente propone l’ascolto di brani musicali attinti dai vari generi della contemporaneità, il cui filo rosso mi è apparso essere la ricerca e la tensione degli autori alla comunicazione e alla riflessione sulla realtà di un mondo sempre più dolente. Se esistono i rumori di fondo, ecco, questa Radio ne trasmette il suono e per questo ho voluto saperne di più…