• gazamacerie

    GAZA CITY – RASA DISCANTO

    “Mentre in lontananza rombava il tuono dell’artiglieria,
    noi incollavamo, recitavamo, componevamo versi e
    cantavamo con tutta l’anima. Eravamo alla ricerca di
    un’arte elementare che pensavamo avrebbe salvato
    l’umanità dalla furiosa follia di quei tempi.
    Aspiravamo a un nuovo ordine che potesse ristabilire
    l’equilibrio tra il cielo e l’inferno.”
    (Jean Arp)

    il cuore ha tremato
    il flusso dell’indecente ha forzato
    un occidentale quotidiano consumonarcotizzato

    il cuore tuo
    cara amica
    ha tremato
    inquietato da
    piccoli occhi interrogantimpauriti
    acceso da
    grida e pianti
    scosso da
    un’indifferenza devastante

    fiamme sulla spiaggia di Gaza city
    la corsa delle ambulanze è breve
    l’assedio resta in piedi
    inascoltato
    feroce
    sterminatore

    i bimbi saltano e giocano
    in un sole traballante
    la palla
    vola
    galleggia
    oltre
    idee di pietra e cementi

    le olive cadono premature e marce
    come cani da caccia
    si sparpagliano
    cacciatori investiti
    di un qualche valore spirituale
    s’ingozzano
    fanno il bagno
    fanno pulizia

    lo sguardo fisso nel vuoto
    dove un boato ha lasciato
    indelebile la sua impronta di
    polveri urla e brandelli di cielo

    la cena fumò e bruciò
    tra i detriti delle stanze
    sopra il balcone nuovo
    mani e voci
    le luci e la baia
    la sabbia ha un buon sapore
    oltre la marea

    l’odore del mercato
    ascoltando le sirene
    di una fragile tregua
    ancora quando
    piove piombo
    e dalle colline aride
    appena pomeriggio
    carrarmati e blindati
    senza limiti di tempo
    sversano
    un fuoco biblico
    per purificare la terra
    per avere sicuro e largo dominio

    corpi caldi e umidi
    impolverati
    le donne urlano
    agli aerei in cielo
    un incalzante lamento
    si sparge
    a ritmo infuocato
    tra mura e carni sfarinate

    la polvere fluttua
    fumo che vomita
    rumori di vita
    soleggiati e sparati

    è un luglio di giudizio
    inesorabile
    irrefrenabile

    ne sentiamo l’odore

    il vento asciuga umori
    dentro fiori invisibili

    le conchiglie stridono

    sullo schermo
    il grido della carne
    s’infrange
    s’affoga

    come sopportare quel cielo
    queste notti arrossate
    questa bestiale propaganda
    questa mia impotenza

    e parliamo
    cara amica
    di occupazione
    di genocidio
    di infinite ingiustizie
    di vergognose complicità
    di indignazione
    di
    di
    di

    e guardiamo
    gli aquiloni estivi
    agitarsi nel cielo
    sopra teste resistenti

    nel luglio fuoco di Gaza city
    le tue lacrime
    macchie di sole
    dentro voci di campane rotte

    Sandro Sardella – Rasa di Varese . Luglio 2014

    Ringrazio l’amico Sandro per avermi inviato questa bella poesia. Finalmente qualcuno esce da quell’isolamento nel quale molti poeti si rinchiudono pensando che la poesia sia altro, mentre invece è tutto quell’altro che non è poesia come la vita quotidiana, la politica, la guerra, che alla fine la giudicherà. E triste prendere atto da una parte dell’impotenza della politica e dall’altra del silenzio della cultura, poeti compresi (quasi tutti…?) che ci fanno assistere come spettatori alla strage quotidiana degli uomini, delle donne e dei bambini.

    Un tempo il poeta serviva anche a risvegliare le coscenze, a denunciare, a prendere posizione non a stare al di sopra…oggi a forza di scavare nella propria di coscienza sembra incapace di venirne fuori. Eppure non mi pare molto diverso quello che oggi, in questo momento, viene messo in campo da Israele nei confronti dei Palestinesi rispetto a quello che nella storia è stato fatto ad altri popoli, etnie, razze e tribù…

    So bene che non sono i contenuti di per se a rendere bella una poesia ma nel minimalismo quotidiano dei moltiinpoesia i versi di Sandro ci danno una scossa! E lo fanno con una precisa scelta di campo – Gaza city- e di quello che da quel punto di vista si vede e si sente con gli occhi, il cuore e la mente del poeta: questa è la forza sincera di questa poesia. Forse in alcuni passaggi i versi potranno apparire troppo descrittivi ma l’insieme complessivo è asciutto, incisivo. Interrogano le nostre coscienze quasi con violenza fino a quella domanda…

    “come sopportare quel cielo

    queste notti arrossate

    questa bestiale propaganda

    questa mia impotenza”

    …che non ci lascia alibi. Mi permetto di collegare questi versi ad un altra poesia, sempre sullo stesso tema, scritta da un altro poeta amico, Ennio Abate, che in un passaggio scrive…

    “ Come avremmo bisogno che le nostre orecchie ascoltassero il boato di una bomba
    i nostri occhi osservassero le macerie degli edifici
    e vedessero i corpi dei morti
    e i corpi dei vivi che hanno ordinato quelle morti
    come noi ordiniamo al salumiere tot grammi di carne sanguinolenta.”

    Per il testo completo andare a questo link.

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    Grazie per la risposta. ✨

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  • occhi
    dalla collezione Giancarlo e Danna Olgiati – presso lo Spazio -1, Lugano http://www.artribune.com/

    Frequentazioni è una pagina nella quale ho inserito i luoghi della rete che sono solito visitare. Non sono molti, sia per ragioni di tempo che di scelte; non sono neanche tutti ovviamente; sono quelli per me particolarmente significativi in questo momento della mia vita e che veramente frequento in modo non occasionale. Sono tutti blog, non per scelta ma per caso; forse non più di tanto, forse sta a dimostrare che il blog è lo strumento di comunicazione in rete più interessante e meno televisivo che c’è. E molto meno banale dell’ubriacatura collettiva provocata dai social (forse non tutti, ma sicuramente molti…), almeno questa è la mia opinione.
    Vorrei a questo proposito segnalare una recentissima scoperta: il blog delle comunità provvisorie di Franco Arminio. (altro…)

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  • DSC01168
    Edward Hopper “Early Sunday Morning” da http://www.thomasvanstein.net/

     

    Dopo le elezioni europee…

    Alla viglilia del voto per le elezioni europee avevo fatto una breve riflessione su quali scelte politiche erano possibili. Sul sito di Poliscritture si è sviluppata questa  discussione sui risultati e sulle prospettive che si sono aperte, o chiuse a seconda dei punti di vista.

    A distanza di oltre un mese da quel voto e da quel risultato ci ritorno sopra con un’altra riflessione che naturalmente prende le mosse e si riferisce  a quella discussione. Qui riporto il mio intervento ma chi ha pazienza si legga anche gli altri, penso che ne valga la pena.

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  • siriani1

    In grumi di mani salgono
    su questo paese a gambe aperte lungo
    nostre scorie da riciclare
    lungo fili di penisola e lidi

    bevono il sale che ristagna
    aprono cavità dorsali
    monti traversati in gallerie
    sfilano
    ombre su massicciate in cerca
    di cavità di pietre per dormire

    ora grumi umani vengono
    a prenderci in testa ai binari morti
    verminali a rifornirci ancora
    a riscuotere caparre

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  • imagesslam

    Di slam in slam…

    Ho partecipato per la prima volta ad uno slam poetry (per chi non sa cosa sia lo definirei in sintesi come una “sfida” in versi fra poeti giudicati dal pubblico, ma cercate in rete per approfondire) nel 2010 al centro sociale il Cantiere a Milano con altri amici di Varese. La funzione critica del pubblico non specialista, e non necessariamente li presente per ascoltare poesia ma chiamato ugualmente a giudicare con il voto, la pluralità di voci che si erano espresse in quella occasione, mi convinse da subito: lo slam poetry poteva essere uno strumento innovativo e potenzialmente capace di rimettere in movimento modi e forme di fruizione della poesia a volte un po’ ingessati. In quella situazione ho conosciuto il lavoro certosino di antologizzazione di quelle espressioni poetiche di Marco Borroni, con gli “incastRimetrici” arrivati al III° volume che ho poi recensito sul blog Moltinpoesia.

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