• Sarah Menefee

     

    Organizzato da cari amici sono ben felice di dare notizia di un appuntamento intenso  con una persona che ha molto da raccontare che si svolgerà sabato 27 settembre alle ore 17.00 presso Twiggy in via Cristoforis 5, a Varese.

    In quest’occasione sarà presentato “Stella umana”  l’ultimo libro di Sarah Menefee edito da Multimedia Edizioni. Sarah, poetessa statunitense, vicina a Jack Hirschman e alla Beat Generation, scrive poesie da più di trent’anni ma oltre a scrivere si occupa di temi sociali e di assistere senzatetto, che la recente crisi ha reso sempre più numerosi. (altro…)

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  • Terra – installazione di Francesca Bagnoli

    Il consumo della veste sta sotto
    la barba appesa l’attrito tra le ossa
    e l’aria e pavè lucidato a cera d’api

    ad ogni sguardo cade un lembo
    ogni giorno striscia dopo
    striscia nuda fino a pelle
    è la nuova lebbra essere poveri
    aureola – vapore odore e nausea

    per cantarne poi alla fine
    al chiaro lunare
    nella valle in fondo a sinistra – ancora a sinistra
    dove sfigurano le orme sui prati
    e non avanza luna da guardare

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    Grazie per la risposta. ✨

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  • di Carlo Rovelli – Raffaello Cortina Editore

    A partire dal titolo gli indizi che si parli di fisica non sono molti ma non appena comincia la lettura dubbi che sia la fisica e la storia delle teorie e la discussione attuale al centro del testo svaniscono.
    Quello che spiazza in questo libro e che giustifica il titolo è che si parte dal primo sguardo che la riflessione filosofica ha rivolto al mondo reale (dalla scuola di mileto a Anassimandro, Talete e poi Democrito…) per arrivare all’illustrazione delle teorie della relatività, della fisica quantistica fino alla teoria delle stringhe passando per tutti gli incroci che il pensiero scientifico ha con le scienze umane. In alcuni passaggi ho pensato di avere a che fare con un saggio filosofico e, ritornando al titolo, che poteva prestarsi anche per intitolare una accattivante raccolta di poesie sul tema…

    La forza e credo anche la fortuna di questo libro sta proprio nel fatto che mette tutte queste cose insieme: l’intuizione e il procedimento scientifico basato sull’oggettività della sperimentazione, non in modo generico o spiritualista stile new age, ma con documentata precisione. Il tutto con uno stile divulgativo che permette anche ai non addetti ai lavori di comprendere le questioni più complesse, i nodi, il dibattito che oggi attraversa la fisica ma anche l’epistemologia della scienza.

    In che senso dunque questo libro ha aggiunto qualcosa a quello che pensavo e ero prima di leggerlo? Se in molti casi è vero che la poesia nasce anche da una visione della realtà che ognuno si costruisce man mano nella vita, solitamente si ritiene che ciò sia alimentato dall’intuizione, la sensazione e secondo una certa vulgata dall’emozione, che ci farebbe arrivare ad altri punti di vista non convenzionali. Con Rovelli si fa una specie di percorso al contrario nel senso che a partire dalle speculazioni dei filosofi greci, da Democrito a Talete passando poi per Dante Alighieri fino ad arrivare ai padri della fisica quantistica, si arriva a quella conoscenza scientifica che rimette in discussione le nostre idee di spazio e di tempo che a ben guardare sono le principali convenzioni universalmente accettate.
    Lo spazio diventa “…un pullulare fluttuante di quanti di gravità che agiscono l’uno sull’altro e tutti insieme agiscono sulle cose, e si manifestano in queste interrazioni come reti di spin, grani in relazione l’uno con l’altro”;
    il tempo, ad esempio un evento come l’urto tra due sfere sul tavolo di un biliardo sono “…campo gravitazionale,” dentro “il <mollusco> di Einstein…tutto è immerso nel grande mollusco: pensate di ritagliarne una piccola porzione finita, come un pezzo di sushi,che comprenda l’urto e quanto è intorno ad esso.(…) non è un processo nel tempo,…, è esso stesso lo svolgersi del tempo”.
    Dunque il cerchio in qualche modo si chiude nel senso che il pensiero scientifico restituisce alla poesia il compito di raccontarla questa realtà “granulare” che ci avvolge nella sua non convenzionalità e mistero. Magistrale il capitolo finale, una sorta di elogio dell’incertezza contro le verità ultime oggi in voga, che si chiude non a caso con i versi di Mario Luzi
    “e seguita,
    seguita a pullulare morte e vita
    tenera e ostile, chiara e inconoscibile.
    Tanto afferra l’occhio da questa torre di vedetta.”

    M.Luzi Dalla Torre – “dal fondo delle campagne” Einaudi 1965

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  • gazamacerie

    GAZA CITY – RASA DISCANTO

    “Mentre in lontananza rombava il tuono dell’artiglieria,
    noi incollavamo, recitavamo, componevamo versi e
    cantavamo con tutta l’anima. Eravamo alla ricerca di
    un’arte elementare che pensavamo avrebbe salvato
    l’umanità dalla furiosa follia di quei tempi.
    Aspiravamo a un nuovo ordine che potesse ristabilire
    l’equilibrio tra il cielo e l’inferno.”
    (Jean Arp)

    il cuore ha tremato
    il flusso dell’indecente ha forzato
    un occidentale quotidiano consumonarcotizzato

    il cuore tuo
    cara amica
    ha tremato
    inquietato da
    piccoli occhi interrogantimpauriti
    acceso da
    grida e pianti
    scosso da
    un’indifferenza devastante

    fiamme sulla spiaggia di Gaza city
    la corsa delle ambulanze è breve
    l’assedio resta in piedi
    inascoltato
    feroce
    sterminatore

    i bimbi saltano e giocano
    in un sole traballante
    la palla
    vola
    galleggia
    oltre
    idee di pietra e cementi

    le olive cadono premature e marce
    come cani da caccia
    si sparpagliano
    cacciatori investiti
    di un qualche valore spirituale
    s’ingozzano
    fanno il bagno
    fanno pulizia

    lo sguardo fisso nel vuoto
    dove un boato ha lasciato
    indelebile la sua impronta di
    polveri urla e brandelli di cielo

    la cena fumò e bruciò
    tra i detriti delle stanze
    sopra il balcone nuovo
    mani e voci
    le luci e la baia
    la sabbia ha un buon sapore
    oltre la marea

    l’odore del mercato
    ascoltando le sirene
    di una fragile tregua
    ancora quando
    piove piombo
    e dalle colline aride
    appena pomeriggio
    carrarmati e blindati
    senza limiti di tempo
    sversano
    un fuoco biblico
    per purificare la terra
    per avere sicuro e largo dominio

    corpi caldi e umidi
    impolverati
    le donne urlano
    agli aerei in cielo
    un incalzante lamento
    si sparge
    a ritmo infuocato
    tra mura e carni sfarinate

    la polvere fluttua
    fumo che vomita
    rumori di vita
    soleggiati e sparati

    è un luglio di giudizio
    inesorabile
    irrefrenabile

    ne sentiamo l’odore

    il vento asciuga umori
    dentro fiori invisibili

    le conchiglie stridono

    sullo schermo
    il grido della carne
    s’infrange
    s’affoga

    come sopportare quel cielo
    queste notti arrossate
    questa bestiale propaganda
    questa mia impotenza

    e parliamo
    cara amica
    di occupazione
    di genocidio
    di infinite ingiustizie
    di vergognose complicità
    di indignazione
    di
    di
    di

    e guardiamo
    gli aquiloni estivi
    agitarsi nel cielo
    sopra teste resistenti

    nel luglio fuoco di Gaza city
    le tue lacrime
    macchie di sole
    dentro voci di campane rotte

    Sandro Sardella – Rasa di Varese . Luglio 2014

    Ringrazio l’amico Sandro per avermi inviato questa bella poesia. Finalmente qualcuno esce da quell’isolamento nel quale molti poeti si rinchiudono pensando che la poesia sia altro, mentre invece è tutto quell’altro che non è poesia come la vita quotidiana, la politica, la guerra, che alla fine la giudicherà. E triste prendere atto da una parte dell’impotenza della politica e dall’altra del silenzio della cultura, poeti compresi (quasi tutti…?) che ci fanno assistere come spettatori alla strage quotidiana degli uomini, delle donne e dei bambini.

    Un tempo il poeta serviva anche a risvegliare le coscenze, a denunciare, a prendere posizione non a stare al di sopra…oggi a forza di scavare nella propria di coscienza sembra incapace di venirne fuori. Eppure non mi pare molto diverso quello che oggi, in questo momento, viene messo in campo da Israele nei confronti dei Palestinesi rispetto a quello che nella storia è stato fatto ad altri popoli, etnie, razze e tribù…

    So bene che non sono i contenuti di per se a rendere bella una poesia ma nel minimalismo quotidiano dei moltiinpoesia i versi di Sandro ci danno una scossa! E lo fanno con una precisa scelta di campo – Gaza city- e di quello che da quel punto di vista si vede e si sente con gli occhi, il cuore e la mente del poeta: questa è la forza sincera di questa poesia. Forse in alcuni passaggi i versi potranno apparire troppo descrittivi ma l’insieme complessivo è asciutto, incisivo. Interrogano le nostre coscienze quasi con violenza fino a quella domanda…

    “come sopportare quel cielo

    queste notti arrossate

    questa bestiale propaganda

    questa mia impotenza”

    …che non ci lascia alibi. Mi permetto di collegare questi versi ad un altra poesia, sempre sullo stesso tema, scritta da un altro poeta amico, Ennio Abate, che in un passaggio scrive…

    “ Come avremmo bisogno che le nostre orecchie ascoltassero il boato di una bomba
    i nostri occhi osservassero le macerie degli edifici
    e vedessero i corpi dei morti
    e i corpi dei vivi che hanno ordinato quelle morti
    come noi ordiniamo al salumiere tot grammi di carne sanguinolenta.”

    Per il testo completo andare a questo link.

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    Grazie per la risposta. ✨

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  • occhi
    dalla collezione Giancarlo e Danna Olgiati – presso lo Spazio -1, Lugano http://www.artribune.com/

    Frequentazioni è una pagina nella quale ho inserito i luoghi della rete che sono solito visitare. Non sono molti, sia per ragioni di tempo che di scelte; non sono neanche tutti ovviamente; sono quelli per me particolarmente significativi in questo momento della mia vita e che veramente frequento in modo non occasionale. Sono tutti blog, non per scelta ma per caso; forse non più di tanto, forse sta a dimostrare che il blog è lo strumento di comunicazione in rete più interessante e meno televisivo che c’è. E molto meno banale dell’ubriacatura collettiva provocata dai social (forse non tutti, ma sicuramente molti…), almeno questa è la mia opinione.
    Vorrei a questo proposito segnalare una recentissima scoperta: il blog delle comunità provvisorie di Franco Arminio. (altro…)

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