Cronache 1

di luca chiarei

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Ancora su Charlie Hebdo

Passato qualche giorno dai fatti di Parigi è il momento della riflessione. Provo a farlo da giorni e mi rendo conto che la questione è estremamente complicata, oscura, e foriera di prospettive non certo entusiasmanti per le nostre democrazie, già sufficientemente arroccate e chiuse (chi non l’avesse ancora fatto vada a vedere il film “Io sto con la sposa” per rendersi conto che cosa intendo). L’immagine che riporto ad esempio non so quanto possa tranquillizzare o invece preoccupare. Certo, dipende molto in quale punto del pianeta si vive…Comunque sia discuterne può servire. In questo senso vi segnalo tre post dal blog Poliscritture dove si possono trovare molti spunti interessanti. Si comincia con una riflessione antesignana sulla domanda se la civiltà mussulmana è in declino; poi si prosegue con una raccolta di vari interventi apparsi sul web all’indomani della strage; infine una  riflessione sulla manifestazione di parigi di Domenica scorsa su cui sono intervenuto con la riflessione che segue, all’intervento principale

Lo dico chiaramente, questo modo di ragionare non mi piace. Nonostante condivida l’80? il 90? il 95% della riflessione di Riolo mi dissocio dall’idea di fondo che sottende il suo intervento e dalle conclusioni, per quello che sono riuscito a comprendere. E spiego il perchè:
– la realtà del conflitto in corso è estremanete articolata e applicare in modo quasi automatico lo schema che l’occidente è cattivo e spietato e tutto quello “subisce” in termini di altrettanta spietatezza è giustificabile  e meritato per me non è accettabile. Ho letto e riletto il post e non ho trovato una riga di condanna della strage. Per quanto si può concordare con “indignazione ineguale” dei media questa omissione la trovo incomprensibile.
– Non capisco perchè non è giusto che in questa situazione “noi milanesi, italiani, occidentali” affermiamo di non condividere ” niente con Bush, con Abu Ghraib, con Guantanamo, con Netanyahu, con l’apartheid sudafricano, con il colonialismo, con l’Inquisizione, con la tratta degli schiavi, con i tanti olocausti della storia e via elencando”? Una soluzione allo scontro in atto (se esiste una soluzione e se praticabile e se ci sono soggetti politici che possono concretizzarla…), non può essere ne unilaterale ne militare, da qualsiasi punto di vista la si guardi. Forse la cultura può contribuire ma allora deve coinvolgere tutti i soggetti in campo e dunque come io/noi ci dissociamo dai nostri capi di governo perchè questo non dovrebbe accadere anche nel mondo mussulmano, o arabo, o israeliano…? E perchè non è legittimo aspettarselo?
– E’ certamente vero che per analoghe stragi collocate nelle periferie di questo mondo le reazioni mediatiche non sono le stesse, ma questo cosa significa? che si può fare strage della redazione di un giornale e dire, va beh, ce la siamo/sono meritata? e se fosse stata una cellula catto fondamentalista di “neo templari” per la liberazione del “sacro sepolcro”- visto che la satira non risparmiava certo gesù e madonne varie? cosa avremmo detto? l’immagine dei potenti può suscitare indignazione ma tutte le persone che sono scese in piazza, quelle sono cloni che non contano niente?
– Se noi rivendichiamo e esercitiamo il pensiero critico nei confronti dei fondamenti della cultura occidentale nel suo essere predatoria verso i popoli e le risorse naturali del pianeta, ebbene io mi attendo che anche dall’altra parte, si faccia altrettanto almeno nei confronti dei metodi stragisti e violenti con i quali si pensa di contrastarli. Solo “noi” dobbiamo avere il senso di colpa per il presente e per il passato?
– E a proposito di sensi di colpa, che in questo caso potremmo chiamare anche assunzione di responsabilità politiche, vogliamo cancellare con questi le responsabilità personali davanti alle stragi, militari e/o terroristiche che siano? Dietro ad ogni pistola, mitra, bombardiere in azione c’è comunque un uomo che si assume la responsabilità di schiacciare il grilletto. Non tutti si fanno indottrinare dalla jhiad, non tutti si arruolano, per l’ISIS o la NATO, ancora per fortuna c’è chi pratica altre strade.
– Per questo io dico je suis charlie, e non mi sento affatto clone di nessuno, perchè se è vero che il laicismo può diventare un fondamentalismo peggiore di altri, fino a quando lo si pratica con lo scritto e il disegno non si  merita di ricevere una pallottola in testa. E se non si capisce questa elementare differenza tra scrivere e sparare non si va molto lontano.
– Infine mi pare evidente che la premessa di qualsiasi dialogo e processo di integrazione può avere luogo solamente se riconosciamo che le culture, le religioni, le persone che le interpretano non sono uguali ma, per fortuna, diverse. E che la diversità, fuori dagli stereotipi, può provocare tra la gente difficoltà reali, pregiudizio, diffidenza, che andrebbe affrontata invece che demonizzata. Solo riconoscendo questo elemento si possono fermare le derive xenofobe cavalcate dai vari populismi e ricondurle nell’ambito della democrazia e del rispetto dei diritti di ogni persona. Io non voglio certo arruolarmi al “paradigma sicuritario, “meno libertà e più sicurezza”, alla “…rivendicazione di più spese militari, più forze di polizia, più controllo delle frontiere ecc.” ma per questo non credo che irridere quello che è accaduto a Parigi serva.

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