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  • La femminista guastafeste

    29/10/2024

    di Sara Amhed – Fandango edizioni

    Pranzo di famiglia di Edouard Vuillard – Musée des Beaux-Arts de Pont-Aven – la foto è mia

    Consigli di lettura – Sono arrivato ad avere tra le mani questo testo direi quasi per caso: ascoltando il podcast mondo-cultura di “Internazionale” ne ho sentito la recensione che subito mi ha interessato. Infatti oggi nel campo delle relazioni, anche in contesti familiari/amicali, se il discorso si sposta su questioni di genere o di orientamenti sessuali (o ci si cade per caso…), o di orientamenti politico/ideologici, è molto facile avere a che fare con situazioni nelle quali replicare ad affermazioni superficiali o discriminatorie ci espone come colui/colei che rompe l’armonia, che guasta appunto la “festa” in corso. Ovviamente è necessario avere sviluppato una forte consapevolezza critica e storica del contesto culturale prevalente nel quale operiamo.
    Sara Ahmed è una scrittrice femminista nata in Gran Bretagna nel 1969 da padre pachistano e madre inglese. Successivamente con la famiglia si è trasferita in Australia, dove Ahmed è cresciuta prima di tornare nel Regno Unito per completare il dottorato. È autrice di numerosi saggi a tema sul postmodernismo femminista, la teoria dell’affetto e della fenomenologia queer ma il suo contributo più noto, a giudicare anche da quello che restituisce la rete, è la teoria sulla figura della femminista guastafeste (killjoy), che da anche il titolo al suo blog.

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  • Generazioni

    25/08/2024
    Terra di Francesca Bagnoli

    Credo che la mia generazione, quella nata tra i 10 e 20 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale e pertanto ancora pienamente avvolta dall’eco diretto di quegli eventi, abbia in questi mesi perso definitivamente la propria “verginità” etica e politica. Da quasi un anno assistiamo/partecipiamo nuovamente ad un tipo di evento che ritenevamo appartenere al passato, che non si sarebbe ripetuto fungendo in qualche modo da monito per i contemporanei. Il tipo di evento a cui mi riferisco fu ciò che maggiormente sconvolse e traumatizzò la società europea del secolo scorso: l’olocausto degli ebrei e l’idea del genocidio come soluzione ai conflitti politici e di potere (quest’ultimo in realtà diffuso ben oltre la dimensione europea).

    Tale evento ha sempre portato dietro di sé la domanda non solo di come era stato possibile ma soprattutto come si sia realizzato, sviluppato e dispiegato nella mancanza di reazione civica e consapevolezza nell’opinione pubblica del tempo. Oggi diremmo che le generazioni europee di allora assistettero, dalla loro “comfort zone”, all’affermarsi di ideologie totalitarie, leggi razziste, violenze istituzionalizzate che poi trovarono la loro giustificazione a posteriori nell’affermazione “ho solo eseguito gli ordini” di tanti responsabili diretti di quello che poi si è rivelato essere un genocidio.

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  • Carezzare

    03/07/2024
    WEEPING FOUNTAIN, 1986 di LALANNE Francois-Xavier & Claude – la foto è mia
    per saperne di più http://www.museodeibozzetti.it/assets/files/mdb/collezione/bozzetti/s000052.php
    Carezzare l’ira scansarla | tenerla in bocca come lingua
    in pressione che regge - organizzare bolle

    motivare i crolli dei muri - galleggiare la mente
    annaffiare la salvia attraccare sui moli

    carezzare bombe inesplose - il ritmo della lava
    artificieri dell’ovvio, persistere

    alla ragione dei tempi persi al
    guado dei tempi a ritroso

    le etichette scivolano capire
    l’impotenza dell’amore | la fusione dell’attesa

    la certificazione di avere perso
    nella sabbia cercare      orme e monete
    la Posidonia che si disfa

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  • punta di naso

    25/05/2024
    l’orizzonte non serve servono navi – tracciare rette punto a punto 
    tracciare archi dai cavalcavia – contare cattedrali contare passi
    lento formicolare della gente – lo sgocciolio delle ore ricomincia

    c’è una nuova punta del naso | un altro modo di vedere il mondo
    pensare di farlo umano pensare | l'entropia delle speranze
    scansare le linee del divenire | pontili come cesure

    in punta di dito scorrere il finale      leggere
    alle fermate diplomazie e binari morti
    solo i bambini potranno altri mondi possibili

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  • Mutarsi in altra voce – Metrica, storia e società in Franco Fortini di Andrea Agliozzo

    01/04/2024
    “Il codice degli abbozzi” Francesco Petrarca

    “per chi desidera parlare con naturalezza e dare libero sfogo ai sentimenti, la poesia probabilmente non è il mezzo di espressione più appropriato” Michail Wachtel

    E’ questo il titolo del bel libro di Andrea Agliozzo, dottore di ricerca in Italianistica a Sorbonne Université e all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che affronta e sviluppa la questione della metrica nel sistema poetico Fortiniano, un tema importante se non fondamentale ma allo stesso tempo marginalizzato nelle discussioni non accademiche relative allo scrivere versi. In effetti sembrerebbe non avere senso discutere nel 2024 ancora di metrica e forma, in un periodo in cui la struttura che pare affermata sia quella di non avere strutture e schemi (quasi banale rilevare che anche questo è uno schema metrico), fino al limite della identificazione del testo poetico per quello che non è, la prosa.

    Personalmente le questioni della metrica mi hanno sempre interessato sia come studio diacronico delle evoluzioni e consuetudini che ci hanno condotto al nostro presente, sia come sintassi di una espressione artistica, spesso confusa in una forma di spontaneismo emotivo. Per quanto il mio approccio alla scrittura è stato inizialmente dettato dall’esigenza di immediatezza espressiva, in un contesto nel quale la spontaneità era un elemento valoriale, ho sempre sentito il problema di avere una base di “appoggio” sul quale collocare contenuti. 

    La metrica in questo senso, per quanto sperimentata e sperimentabile secondo canoni flessibili, è per me diventata un’esigenza, una necessità e un tema di approfondimento, per quanto a volte ostico. Ed è stato lo studio di Fortini a farmi comprendere quanto la questione della metrica non sia una forma di erudizione per un approccio elitario e aristocratico alla poesia e alla cultura in generale, ma un riflesso di una organizzazione sociale più complessiva. E che l’atto dello scrivere si colloca sempre in un contesto storico preciso.

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