L’altro giorno è morto Pietro Pinna, primo obiettore di coscienza al servizio militare nel 1948, che ho avuto modo di conoscere e frequentare per anni, una tra le figure importanti per la mia formazione umana e politica. Lo ricordo con una riflessione che ho scritto a commento della notizia pubblicata sul sito di Azione Nonviolenta
di Luca Chiarei
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di Lucio Mayoor Tosi – dal blog Poliscritture Dal 9 al 27 aprile 2016 Via Natta, 18, 22100 Como CO, Italy
mostra di Lucio Mayoor Tosi.
Apprezzo molto le poesie dell’amico Lucio che seguo con continuità sul suo blog, che giudico tra le migliori, sia per il loro accarezzare la prosa senza perdere lo scarto emotivo dalla razionalità, sia per la loro apparente astrattezza intrisa di quotidianità e consapevolezza anche politica della deriva dei tempi presenti. Non lo conosco invece come pittore, se non per quello che lui stesso scrive al link a cui rimando, ma è con queste motivazioni, per capire la traduzione nel campo figurativo della sua sensibilità, che andrò a vedere la sua mostra.
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Un gufo strizza l’occhio nell’ombra
una lucertola si alza sulla punta delle zampe
la gola palpitante
le balene si girano lucenti
si immergono
cantano e di nuovo emergono
fluenti come pianeti che respirano
nelle spire scintillanti
della luce vivaGary Snyder da “Madre Terra, le sue balene”
‘L’isola della tartaruga’ ed. Stampa alternativa…nel silenzio pressoché totale degli organi di informazione di massa, si terrà il referendum sulla questione, per semplificare, delle trivellazioni petrolifere. Io andrò a votare, voterò per il si e invito tutti a fare altrettanto. Lo dico perché credo che la scrittura e la poesia si debbano intrecciare con la vita quotidiana, non restarne di lato: le sensibilità ambientali dai versi e dalle rime si devono tradurre in scelte concrete, di parte e assunzione di responsabilità.

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Ernesto Treccani-Popolo di volti- da http://www.settemuse.it Sul confine è tutto fermo nessuno
si muove si gira dal collo
al cielo per guardare quello che non
accadeSu quella linea è fila transumana
che spinge dentro dove
tutti aspettano sporchi e stanno come
anche quelli fuori su quel filosanguinolento dove finisce il continente
tra fango e tosse
di dichiarazioni fumo
plastico
che respirano i bambiniIdomeni io non lo so dov’è
so che da li si torna senza
esserci arrivati e
non sento voci ma catarro
in fondo un languore di schermo
in un bar nell’ora di cenaCommenti:
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“Unione” di Elena D’Andrea, particolare In questi giorni sto lavorando, insieme agli altri amici della redazione, al prossimo numero della rivista Poliscritture. Il tema scelto, e forse non poteva essere diversamente, è quello della condizione ormai permanente di un pianeta sempre più “senza pace”, che è il titolo della prossima pubblicazione. Prendendo tristemente atto che le guerre sono ormai diventate una caratteristica strutturale dell’ordine globale e della nostra contemporaneità, affrontiamo la questione da molteplici punti di vista: le forme della guerra, i concetti che la sottendono, il quadro geo-politico attuale, la guerra nei mass-media, nelle riviste e nell’arte e infine una ricerca sulle possibili risposte. In questa ultima direzione, di chi non si rassegna ad un mondo costantemente “senza pace”, ho cercato di raccogliere dei contributi rivolgendomi a persone e contesti che in questi anni ho attraversato con l’impegno politico e culturale. (altro…)
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