Ancora sulle antologie…

di luca chiarei

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Fuoco elemento 3 – opera di Francesca Bagnoli che ringrazio per la gentilezza

Riprendo ancora una volta la riflessione sull’antologia poetica Varesina per approfondire alcuni spunti. La decisione di non parteciparvi l’ho voluta condividere a suo tempo non solo con i promotori ma anche con chi è stato coinvolto dal  progetto. Non mi ha stupito non avere ricevuto da nessuno/a alcun cenno di riscontro, neanche su un piano personale, nonostante avessi dato indicazioni per approfondire quelle che erano le mie opinabili argomentazioni, per una scelta assunta nell’incertezza di fare effettivamente la cosa giusta. Mi conferma che lo scrivere poesie non sia un elemento unificante e aggregante le persone, al massimo una cornice che fa da contenitore di tante sensibilità e aspirazioni diverse.
Allora vale la pena spendere due parole sull’eccezione che conferma la regola, cioè su chi invece, almeno personalmente, mi ha risposto.
Ho trovato le sue riflessioni interessanti e mi piace discuterne ancora stralciando qualche frase per me più significativa, depurate ovviamente da qualsiasi riferimento personale:

“Ho rinunciato tempo fa a frequentare i gruppi vari di poesia (…). Non vedevo onestà o senso critico.
(…) Senza di questo possiamo scrivere qualsiasi cosa e va bene tutto, e il valore scende a terra.”

In effetti è così, io i gruppi invece vorrei continuare a frequentarli per farmi mettere in discussione e ovviamente anche discutere quello che mi viene proposto ma sto arrivando all’amara conclusione che sia una aspirazione quasi impossibile da realizzare. Ed in effetti gruppi di poeti/critici in questo senso non se ne trovano (circoli/coorti amicali in abbondanza…), se non qualche comunità in rete di cui cerco di rendere conto anche da questo Blog. Non credo che ci siano problemi di onestà, forse, piuttosto una visione idealizzata della poesia come “sfogatoio” e corpo separato della realtà nella quale grazie alla “spontaneità”, ad un atteggiamento “ingenuo e puro”, si risolvono le contraddizioni e frustrazioni quotidiane. In questi contesti la critica non trova spazio e si privilegia catalogare qualsiasi scrittura personale eludendo il problema fondamentale di stabilire una linea di confine (ovviamente in continuo movimento dialettico) tra ciò che è e cio che non è poesia.

“Quello che succede a Varese (ma in ogni città provinciale temo, bisogna spaziare a Milano, Roma o Londra o Parigi per uscirne) è la mentalità amatoriale (…)”

Su questo punto credo che oggi a Varese la poesia non si esprima pubblicamente con iniziative di critica quanto piuttosto con eventi di vari genere, di solito celebrativi di questo o quel poeta, con un legame assai labile con gli aspetti politici della quotidianeità. Uniche eccezioni, con le loro contraddizioni come ogni iniziativa, sono l’esperienza degli slam organizzati da “Abrigliasciolta” dove almeno il poeta sale su un palco e si fa giudicare dalla gente, a torto o ragione che sia; gli interventi di poeti come Polansky e Menefee che dell’impegno sociale hanno fatto la loro cifra stilistica, organizzati da Blaiotta e altri amici. Penso allo stesso tempo che anche nelle realtà più ampie, come Milano ad esempio, che in questo periodo mi capita di frequentare più assiduamente, questa caratterizzazione della poesia amatoriale in forma acritica esiste e prolifera. Diciamo che non c’è solo questo, c’è anche altro, probabilmente un respiro più ampio che si concentra più sui contenuti del fare poetico che sui poeti e sui loro atteggiamenti. Penso all’esperienza di Poliscritture dove qui e qui di questo si discute, per farsi una idea, ma anche alle edizioni “La vita felice” che recentemente organizzarono un seminario non sul fare poesia ma su come leggerla e dove e probabilmente anche altre che per mia ignoranza non conosco. Certamente su questo argomento nessuno potrà mai dire l’ultima parola, tanto meno io, per cui ci ritornerò ancora…

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