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Categoria: guerra

ho preso nota

Sardegna - rocce

Sardegna – rocce

Anche oggi si muore     ho preso nota
ma non ricordo come
accada tutti i giorni
sommessamente senza data
sempre la stessa e come
accada senza ira
lungo rive mediterranee
per recessione per piano industriale
per sviluppo economia militare

mentre noi qui ad aspettare al massimo
l’acqua che sale tra le fessure
per girarsi l’orlo dei pantaloni
e forse non serve     che qui non arriva
ne trincea ne guerra di Dio
basta mettere la prima
uscire                           andare via

Sul confine

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            Ernesto Treccani-Popolo di volti- da http://www.settemuse.it

 

Sul confine è tutto fermo nessuno
si muove si gira dal collo
al cielo per guardare quello che non
accade

Su quella linea è fila transumana
che spinge dentro dove
tutti aspettano sporchi e stanno come
anche quelli fuori su quel filo

sanguinolento dove     finisce il continente
tra fango e tosse
di dichiarazioni     fumo
plastico
che respirano i bambini

Idomeni io non lo so dov’è
so che da li si torna senza
esserci arrivati                e
non sento voci ma catarro
in fondo un languore     di schermo
in un bar nell’ora di cena

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"Unione" di Elena D'Andrea - particolare

“Unione” di Elena D’Andrea, particolare

In questi giorni sto lavorando, insieme agli altri amici della redazione, al prossimo numero della rivista Poliscritture. Il tema scelto, e forse non poteva essere diversamente, è quello della condizione ormai permanente di un pianeta sempre più “senza pace”, che è il titolo della prossima pubblicazione. Prendendo tristemente atto che le guerre sono ormai diventate una caratteristica strutturale dell’ordine globale e della nostra contemporaneità, affrontiamo la questione da molteplici punti di vista: le forme della guerra, i concetti che la sottendono, il quadro geo-politico attuale, la guerra nei mass-media, nelle riviste e nell’arte e infine una ricerca sulle possibili risposte. In questa ultima direzione, di chi non si rassegna ad un mondo costantemente “senza pace”, ho cercato di raccogliere dei contributi rivolgendomi a persone e contesti che in questi anni ho attraversato con l’impegno politico e culturale. Leggi il seguito di questo post »

La poesia dell’Isis

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Andrea di Bonaiuto, Esaltazione dell’ordine domenicano (La Chiesa militante e trionfante), 1365-68, affresco, Cappellone degli Spagnoli, Firenze – Particolare degli eretici  – la foto è mia

Segnalo l’articolo pubblicato nel numero 1132 di Internazionale dal titolo “La poesia dell’Isis”. Si tratta della traduzione di un articolo uscito sul “The New Yorker” a firma di Bernard Haykel, direttore dell’istituto per gli studi trans-regionali del Medio Oriente, Nord-Africa e Asia centrale della Princeton University e professore di cultura orientale e Robyn Creswell, docente di Letterature Comparate all’Università di Yale, poeta e redattore della rivista The Paris Review. Per chi l’ha perso potete trovare qui l’originale e una traduzione dal sito Asiablog.it.  Davanti ad un titolo di questo genere la prima reazione è stata quella dello spiazzamento: ma come, la poesia, l’arte della bellezza e del sublime associata allo stato islamico, al califfato dei tagliatori di teste e della dittatura teocratica? Leggi il seguito di questo post »

la storia non schiva

Alice e Mara il 13 novembre 2015 alle ore 21.45

Alice e Mara il 13 novembre 2015 alle ore 21.45

A volte le vicende collettive cessano di essere uno sfondo lontano da osservare, anche se ne sei solo sfiorato e c’è il lieto fine, e diventano reali come nessuna narrazione potrà mai rappresentare. Quando questo succede è per me inevitabile domandarmi quanto il giudizio politico che possiamo avere su eventi, come quelli di Parigi, siano parte di noi, oppure riflessioni solo intellettuali; quanto siano condizionati dalla lontananza e quanto potrebbero cambiare se le distanze venissero meno. Il mio modo di intendere l’impegno politico ha sempre cercato di tenere insieme questi due aspetti ma mai come in questa occasione ho sentito stridere tra loro mente, pancia e cuore. La notte di Parigi, come le notti di Baghdad, Damasco, Tunisi, Egitto, Nigeria…sono ancora molto, molto lunghe, da passare

la storia non schiva non lascia
la presa la caviglia
non rispetta l’orario
quello giusto per passare

è un ritmo         un cuore a pompa
che spara che svuota
le ossa e poi pensare
da bomba in bomba da testa in testa
da decapitare

da giugulare a società per azioni
da scempio a cambio del
dollaro da satellite alle
internazionali relazioni

e poi per quindiciminuti è tutto 
nella tua bocca e stomaco       e notte
di una guerra indivisibile
occidentale

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