…e alla fine sono stati due giorni intensi di discussione, a volte anche serrata, che hanno coinvolto tutti i presenti intorno a temi centrali del fare scrittura in maniera storicamente consapevole, della rappresentazione artistica in tempo di guerra e genocidio. Non cercate di questi due giorni una traccia digitale perché non c’è, se non quella ampia proposta nei materiali preparatori (link nel post precedente), per scelta precisa degli organizzatori: quella di mantenere l’irripetibilità e unicità dell’evento.

Se la discussione è stata produttiva e stimolante questo è stato reso possibile grazie alla “regia” del gruppo angolo cieco, che ha accompagnato con video e interventi lo sviluppo della discussione delle due giornate, che mi sento di ringraziare per lo sforzo.

Rileggendo i miei appunti frammentati credo non sia possibile fare una sorta di cronaca dell’incontro, neanche come elenco delle questioni poste, in quanto l’esigenza di partecipare alla discussione ha fatto passare in secondo piano la nota puntuale di quanto era oggetto di quella discussione. Allora dirò quello che di queste due giornate mi sono portato a casa.

Da una parte la necessità di sviluppare un approccio sempre più critico nei confronti dell’intelligenza artificiale, al di là della narrazione mainstream che ne promuove “le magnifiche sorti e progressive” quando invece ci troviamo ad una nuova modalità di sfruttamento dei lavoratori e alla loro espulsione dal processo produttivo. In particolare per tutto quello che comporta l’autorialità dell’opera. E’ la nuova versione dei primi esperimenti di Balestrini sulla composizione/scomposizione/ricomposizione del testo? La distanza da quella esperienza è che la IA è disincarnata dal soggetto, non ha un inconscio, si manifesta come una elaborazione estrema di pubblicità.

Dall’altra la domanda di come nel lavoro di ricerca si debba tenere conto che questo è reso possibile dalle condizioni materiali di vita nelle quali operiamo, ovvero che in quella situazione siamo “liberati” dalla necessità di lavorare. Questa condizione che è tipica delle economie capitalistiche avanzate entra a fare parte della scrittura ed in che modo o ci si illude di poterne prescindere? E’ possibile costruire un senso artistico e politico al mondo ignorando questo aspetto?

la ricerca continua

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Una risposta a “…dopo ‘Esiste la ricerca’ – Milano 12 e 13 Settembre”

  1. Avatar Lucio Tosi

    La mia fiducia nei poeti è incondizionata. Ma, certo, dev’essere difficile accettare il fatto che l’AI potrebbe scrivere al posto di chiunque, in due secondi, e anche meglio. Per me significa che la forma poesia come la si intende non oggi ma da sempre, è ormai superata; inglobata, e posta ad esempio dal ripetitore meccanico – e similmente dall’umano. Per capire l’imbroglio, basterà seguire le tracce del suo linguaggio: cortese, paziente e ben educato.
    Peccato non esserci stato, ti ringrazio tantissimo per la condivisione.

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