Appunti fuori tempo n°1…

di luca chiarei

 

Libreria – Barbiana (Mugello)

…è evidente ai pochi che seguono questo blog che l’attualità non faccia per me…le riflessioni mordi e fuggi, stile la prima cosa che mi passa per la mente, e la loro versione ancora più sintetica dei “mi piace” da social non sono nelle mie corde. Cerco allora di stare per lo meno nella contemporaneità cogliendo gli spunti che di volta in volta attirano la mia attenzione. Questa volta l’occasione è il congresso provinciale di Milano della Cgil del mese scorso dove ho avuto modo di ascoltare la relazione di una filosofa scrittrice, Maura Gancitano, sul tema “L’Italia al tempo dei social media”.

Non posso dire che abbia appreso qualcosa, almeno in parte, già non conoscessi. Tuttavia è stato un intervento che per la lucidità dell’esposizione e per l’elemento intergenerazionale sotteso, mi ha particolarmente colpito. Che oggi la vita politica ed il consenso si giocano sull’uso distorto della comunicazione digitale, in particolare attraverso i social, è un elemento della realtà che personalmente faccio fatica a “digerire”. Credo tuttavia di essere in compagnia della generazione di quelli che, come me, dal telefono a gettone sono passati alla smaterializzazione di ogni supporto comunicativo; per questa generazione che FB, twitter ecc. ecc siano diventati il luogo della formazione di una volontà politica, e di conseguenza dell’impegno e della “militanza”, è difficile da comprendere e ancora più difficile da praticare.
La Gancitano in quell’intervento che potete ascoltare a questo link , ha evidenziato come i social siano lo specchio dei sentimenti profondi che la “gente” coltiva nella propria pancia e che la loro pervasività sia legata al loro orientarsi direttamente alle emozioni. Facendo leva su questo aspetto, aggiungo io, diventano una sorta di passepartout “neutro” che non distinguendo tra una relazione interpersonale, affettiva, amicale e una di carattere generale e politico trattano tutto, superficialmente, allo stesso modo.
E’ dunque la somma delle emozioni convergenti e orientate ad uno scopo ben preciso che producono il raggiungimento dell’obiettivo politico del consenso e della “presa del potere”, probabilmente anche per un logoramento dello strumento democratico, che non ha più intercettato disagio e volontà di partecipazione di strati sempre più rilevanti della popolazione. In questo senso la semplice reazione indignata, ammonisce Gancitano, ai post del Salvini di turno non è sufficiente e forse neanche utile.

La politica dovrebbe essere anche il superamento delle emozioni in favore di un approccio razionale, che permetta di comprendere i problemi e i conflitti delle parti in causa, ricercandone una soluzione. Dunque come è possibile ricollocare la discussione in questo alveo e condurre una lotta “social” su questo terreno e con questi strumenti digitali? com’è possibile abitare il digitale proponendo contenuti diversi, true-news e non fake…?
Personalmente ho provato nei confronti di questo appello un senso di spiazzamento: sicuramente c’è una componente di pregiudizio da parte mia per l’uso socio-narcisistico riflesso in tanti contenuti veicolati dai social, che me lo fa apparire un non-luogo impraticabile a questo fine. Ma è un fatto personale, spero che ciò che resta ancora di organizzato socialmente in questo paese sia capace di condurla; certo pensare che a sinistra un algoritmo ci salverà è perlomeno curioso…