Mitomodernismo e dintorni…

di luca chiarei

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camminando per Pitigliano, particolare (la foto è mia);

Si è svolto qualche settimana fa al teatro del Verme di Milano un reading poetico “contro la pulsione di morte, Bellezza e Mito, poetiche e politiche del desiderio”. Si trattava di una iniziativa per il rilancio di quel movimento poetico e letterario definito “mitomodernismo”, che si definisce come “rivendicazione” – anche “politica” – di Bellezza per il mondo da parte dei Poeti. Ne avevo sentito parlare personalmente per la prima volta negli anni in cui frequentavo alla Casa della Poesia di Milano il Laboratorio poetico dei Moltinpoesia. Fu l’occasione in quel momento per una interessante discussione che riporto a questo link nella quale condivisi le perplessità espresse nei confronti di questa proposta. Questo incontro, di cui mi pare curioso che ad oggi cercandolo in rete si trovino solo gli annunci e non una riga di relazione su quanto accaduto, è l’occasione per me per fare un punto della situazione sul mio percorso che da uditore/spettatore si è a volte incrociato con qualcuno dei protagonisti della serata.


L’elenco dei poeti coinvolti all’iniziativa del teatro del Verme a Milano non lascia alcun dubbio che intorno a questa proposta si sia aggregata la maggioranza dei nomi più conosciuti e autorevoli in questo ambito. Credo che tuttavia sarebbe errato fermarsi a questa constatazione e non andare oltre, alimentare solo un atteggiamento reverente nei loro confronti e non approfondire e analizzare anche in maniera critica la sostanza dell’idea mitomodernista. Aderirvi solo per stare, come si dice, in scia non mi pare una operazione sensata. Allo stesso tempo preciso che con questo non entro nel merito del giudizio critico sull’opera poetica dei promotori, per quello ci sono ben altre sedi, ma solo sulla proposta e dal punto di vista principalmente del lettore, studioso appassionato, cittadino…
Il manifesto del mitomodernismo così recita:
1) Facciamo dell’arte azione … la sua forma visibile sia la BELLEZZA
2) La bellezza è profonda moralità, il brutto è immorale
3) Opponiamoci all’avanzare della decadenza, che è là dove l’arte rinuncia all’essenza della propria creatività
4) L’ ESTETICA è il fondamento di ogni morale
5) Il MITO riporti tra noi anima, natura, eroe, destino
6) L’ EROISMO è la sintesi di luce e di forza spirituale
7) La politica abbia il primato sull’economia, la POESIA abbia il primato sulla politica
8) Il nuovo è il gesto che ama il presente, è aderire all’incessabile metamorfosi del cosmo
9) Impariamo a sperare laicamente.
Tomaso Kemeney il principale “agitatore” del movimento aggiunge: “In un’epoca, la nostra, dominata dalla finanza globale, un tempo caratterizzato dall’incertezza delle masse, consapevoli di non essere in grado di immaginare e tanto meno di contribuire alla costruzione di un futuro favorevole, in un’epoca sottratta alle illusioni e alle speranze, ma non alla paura, il movimento mitomodernista fonda la propria rivolta non sul disprezzo del reale, ma sul desiderio di mutarlo…Si intende che il mitomodernismo non riduce il concetto di “bellezza” a forme di nostalgia della tradizione, ma lo afferma come possibile svelamento sconvolgente in grado di spalancare le porte agli splendori di un futuro auspicabile. Dall’esilio nell’insignificanza si tratta di riportare la nostra civiltà nell’ambito di un futuro pensabile come neo-umanistico, dove si rivalutino sia l’esperienza individuale che collettiva. Con le armi del pensiero libero, della poesia e delle arti, il mitomodernismo con tutte le sue forze si oppone, quindi, a un mondo taroccato, soggiogato da un mercato globalizzato in grado di conferire ad ogni evento la medesima finalità secondo una bulimia totalizzante”.
E’ evidente che con un minimo di consapevolezza e cultura generale è molto difficile non condividere queste affermazioni: chi non vede il degrado morale, la corruzione, la crisi ambientale, l’ingiustizia economica ecc. ecc. che ci circonda? La questione vera credo sia un’altra: quando il poeta rivolge il proprio sguardo in direzione della politica, una analisi della situazione in questi termini è estremamente generica e soprattutto non rende conto (volutamente?) delle cause per cui siamo in questa situazione di degrado.
Siamo all’interno di un dato “naturale”, una specie di allegato della condizione umana alla quale solo gli uomini “illuminati” possono reagire e opporsi? Oppure, e più verosimilmente, tutto ciò è il frutto dei conflitti tra gli interessi contrapposti, tra gli interessi particolari e generali che, semplificando, attraversano il Nord/sud del mondo, lo sviluppo industriale e le risorse ambientali, il capitalismo avanzato ed economie di sussistenza, l’emarginazione sociale e inclusione dettata dal privilegio…insomma le forbici che stanno lacerando il tessuto sociale contemporaneo. Allora la denuncia e l’azione, anche quella dei poeti, dovrebbe avere il coraggio di puntare il dito sulle responsabilità e scegliere da quale parte stare; in questi giorni ancora vicini al 25 aprile e al primo maggio i poeti cosa hanno fatto? hanno celebrato in qualche modo queste date? o le hanno ignorate? rispetto alle politiche europee nei confronti delle migrazioni cosa dicono? non lo chiedo solo ai mitomodernisti ma ovviamente anche a loro che il reale lo vogliono mutare.
E questi sono solo alcuni degli esempi che si possono fare.
La mia sensazione è che questo tipo di eventi siano in parte autoreferenziali, nel senso che ripropongono una idea della poesia come il regno del bello “a priori” (da qui l’appello alla bellezza, ma quale e che cosa si intende non è altrettanto chiaro), una specie di sublime religione laica che annulla in virtù di una istanza metafisica trascendente le differenze e i conflitti. Come se il desiderare intensamente una realtà diversa potesse poi essere realizzarla con i versi. Io sono per ora arrivato alla conclusione che la poesia intesa in continuità con la vita non sia un alibi alle scelte di campo e che prima della ricerca del bello vi sia la ricerca del vero (cosa ben diversa dal dire la verità). Comprendo la ricerca della bellezza ma non si dovrebbe dimenticare che anche la cultura che la produce oggi è una industria, a sua volta all’interno dell’economia del pensiero unico incentrato sul capitalismo. Interessante la riflessione di Linguaglossa sul punto: “l’«industria» è la causa della crescente complessità della società umana (in quanto crea nuovi bisogni mentre soddisfa i vecchi). «La produzione di nuovi bisogni è la prima azione storica» scrive Marx. In tal senso, anche il bisogno di arte è una «azione storica» e come tale storicamente condizionata e determinata. Come ha scritto Adorno (Teoria estetica), nelle società di massa anche il bisogno di arte non è poi così certo come può apparire, anzi, per il filosofo tedesco il bisogno di arte sembra essere stato abolito, o comunque sostituito con l’arte di massa, ovvero, con il kitsch.”
La discussione come si vede viene da molto lontano…varrebbe la pena non arrestarla.

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