Antologie…

di luca chiarei

islands

Installazione dalla mostra di Dieter Roth Björn Roth “Islands” Hangar della bicocca Milano – la foto è mia

Nei mesi scorsi mi è arrivata la proposta da parte di alcuni amici impegnati in una attività editoriale nota in area varesina, di partecipare con alcune mie poesie ad una antologia di poeti della provincia. Ho riflettuto molto se aderirvi o meno e alla fine sono arrivato alla conclusione di non farlo. Potrebbe bastare che l’idea di essere “antologizzato” mi imbarazzi per declinare l’invito; non sarei però sincero se non condividessi anche le altre ragioni che, come ogni scelta che si fa nella vita, non sono esenti da dubbi sulla loro fondatezza. Credo che solo una critica dialogante pubblica, se raccolta, potrà avvicinarmi (e avvicinarci) maggiormente a quello che è giusto.

Innanzitutto due premesse:
– la prima è che una antologia, per come la vedo io, è pur sempre un progetto fra i tanti possibili e dunque mette in campo delle scelte alle quali chi vi partecipa in qualche modo aderisce;
– la seconda è che credo che la poesia di per se non sia affatto un elemento che unifica le persone, una sorta di religiosità laica in nome della quale si azzerano le differenze, gli interessi, le ideologie e i percorsi. Anche i poeti alla fine si aggregano, quando si aggregano e se si aggregano, sulla base di elementi come le affinità, i valori condivisi, le idee in comune, le simpatie e/o antipatie, così come tutte le altre persone.

  • Ho cercato pertanto di capire quale fosse il progetto dell’antologia: sviluppare un approccio critico alla produzione poetica locale? una occasione per riflettere sul “fenomeno” dei molti che scrivono poesia, sul senso che oggi ha/potrebbe avere questa ipertrofia poetica di “base” a fronte dei “molti meno” che la leggono e/o ne discutono/criticano? Nell’invito si parlava infatti di un lavoro critico per il quale si sarebbero scelti i testi migliori “per originalità, creatività artistica e risultati oggettivi” a partire dalla premessa che gli scritti fossero assolutamente inediti, compresa la pubblicazione in rete.
    Comprendo questo criterio sul piano delle politiche editoriali e della burocrazia, assai meno su quello della volontà di valorizzare la qualità letteraria. Se l’antologia ha l’obiettivo di registrare quanto di meglio è stato ed è prodotto localmente, anche se già edito (e magari “solo” in rete, che è cosa cmq ben diversa dalla stampa) perchè privarsi in partenza di questi contributi?
  • L’antologia non è tematica ne per contenuti ne per stile ma vuole essere una “semplice” fotografia della situazione locale. Per la premessa detta prima questa opzione, che rispetto, mi lascia perplesso. In ogni caso sul piano della “fotografia”, per quello che è la mia conoscenza del territorio e per quello che è dato sapere, mi pare che emerga una immagine parziale del territorio poetico locale (Gallarate, Saronno, Luinese…?) e per quello che ho sentito anche per stili e contenuti (le esperienze riconducibili all’area dello slam, del rap o hip hop per esempio?). Emerge, mi pare, una selezione si di  tante persone ma in qualche modo omogenee, all’interno di una area circoscritta, che hanno in comune solo la “passione” di scrivere in versi. E’ un progetto legittimo e sicuramente il risultato finale sarà più che valido, ma ora non mi interessa.

Non ho un problema di visibilità come “poeta”: quello che mi interessa veramente, direi che mi sta a cuore, più che una antologia è un laboratorio nel quale ciascuno si confronta e si mette in discussione, si fa un lavoro critico e da li si arriva ad una opera con un senso collettivo. Un percorso nel quale si affronti il tema sul senso dello scrivere poesie oggi, cosa abbiamo da dire, perchè lo facciamo sullo sfondo di un contesto storico e politico caratterizzato dall’impoverimento, dalla precarietà sociale, dalla guerra (dall’Ucraina a Gaza), dalla crisi ecologica…ecco questo mi interesserebbe molto.

Partire come sempre dal fondo per poi, forse, incrociare i percorsi, le partenze di ciascuno di noi non mi convince. Probabilmente perseguo una utopia ma ogni tanto in giro vedo qualche segnale in questo senso e dunque non demordo. Ringrazio comunque gli amici che hanno apprezzato quello che scrivo.

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