Si conclude un anno che non esito a definire orribile. Non tanto per vicende personali (non tutto è andato come pensavo e speravo) o per le persone care che se ne sono andate (sempre troppe e sempre lasciando quella presenza del vuoto che solo la morte riesce a infondere) ma per il carico di dolore e devastazione che ha arrecato alla vita quotidiana di milioni di persone. Forse è solo una mia impressione e in realtà non c’è niente di nuovo, né per quantità né per qualità negli eventi che si sono succeduti. Forse sono solo io che ho fatto più attenzione a quello che accade, magari solo per essermi informato di più.
Oppure è l’anno nel quale sono cadute, da una parte le quinte posticce delle istituzioni con le quali si pensava di governare le relazioni tra paesi, popoli e stati in conflitto, dall’altra le ipocrisie degli ideali dei diritti umani, dell’uguaglianza di ogni persona qualunque fosse l’ideologia, religione professata, “razza” e contesto geopolitico di appartenenza. L’ideale, insomma, che potevano non essere solo la forza ed il potere economico-militare ad imporre la propria legge nel mondo.
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