ITEMPIEIVERSI

di Luca Chiarei
  • Perchè i tempieiversi
  • Poesie
  • Frequentazioni
  • Guerra e guerre, contro tutte le
  • Info

Articoli Recenti

  • Pavimento
  • Uscita
  • Lo spettro russo e il degrado delle democrazie.
  • Poesia ibrida
  • AVVISO!

Ultimi Commenti

  1. matteo su Pavimento
  2. Dominic su in grumi di mani
  3. luca chiarei su Lo spettro russo e il degrado delle democrazie.
  4. Rossana su Lo spettro russo e il degrado delle democrazie.
  5. luca chiarei su Poesia ibrida

Categorie

  • Arte (12)
  • Critica letteraria (25)
  • cronache (18)
  • ecologia (5)
  • emarginazione (10)
  • femminismo (2)
  • guerra (34)
  • Letture (11)
  • poesia (135)
  • politica (57)
  • povertà (9)
  • premi poesia (2)
  • Recensioni (7)
  • science-fiction (1)
  • scienza (3)
  • slam poetry (3)
  • solitudini (11)
  • spazio (5)
  • Uncategorized (0)
  • Twitter
  • Facebook
  • Instagram
  • Viaggio nella presenza del tempo

    01/09/2025
    di Giancarlo Majorino

    In questi giorni ho riletto un testo poetico, o forse sarebbe più corretto dire che l’ho effettivamente letto per la prima volta, che quando fu pubblicato non dedicai particolare attenzione. Probabilmente allora non avevo gli strumenti per comprenderlo appieno, oggi forse qualcuno in più. Parlo di “Viaggio nella presenza del tempo” di Giancarlo Majorino, edito nel 2008 da Mondadori. Il libro non è una raccolta di poesie bensì un poema, un testo lungo e articolato che segue un filo conduttore non sempre evidente e riconoscibile, un testo che impegna il lettore senza fare sconti sia per la propria complessità formale che per i contenuti espressi.

    Non è mia intenzione fare una recensione a tempo scaduto del libro, visto l’anno di edizione. Per questo rinvio ad una serie di lavori che cito in fondo all’articolo. Vorrei più semplicemente condividere gli aspetti che maggiormente, in questa nuova lettura, ho trovato per me significativi e che mi hanno spinto rileggerlo e apprezzarlo particolarmente.

    (altro…)

    Condividi:

    • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
    • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
    • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
    • Condividi su Threads (Si apre in una nuova finestra) Threads
    • Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
    Mi piace Caricamento…
  • E’ finita la carne da tagliare

    05/07/2025
    Obey- can you hear us? – mostra milanese dello scorso autunno alla Fabbrica del Vapore.
    l’immagine è una serigrafia tratta da una foto che rappresenta un bambino che grida di dolore dopo un bombardamento. Dove? Chi è? Nazionalità? È chiunque e dovunque, siamo noi se ci riconosciamo della stessa umanità. Altrimenti non serve saperlo.  Comunque per correttezza nei confronti dell’artista è un bambino palestinese a Gaza un anno fa…

    E' finita la carne da tagliare      le ossa
    solo quelle restano per l'alba delle lame
    pestare a mano a macchina
    macinare marmo sgranare pugni

    E' finita l'empatia per l'umano - nessuna scorta
    è la peste di Orano da stanare
    il sangue di topi per i gangli umani - percentuali d'acqua      annaffiano sabbia
    scolano      storie arabe di bisturi e suture
    Restano schegge di neuroni      cingoli 
    sugli specchi       sui nervi sguainati
    sulle fibre a specchio       cellula su cellula
    di specchio in specchio l'eterna cecità
    
    la presenza del tempo il caso       ci setaccia
    che oggi sia la morte di chi riesce a vivere
    dormire fare merenda      così di nuovo 
    governano le bandiere nere
    • Facebook
    • WordPress
    • Instagram
    • WhatsApp

    Condividi:

    • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
    • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
    • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
    • Condividi su Threads (Si apre in una nuova finestra) Threads
    • Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
    Mi piace Caricamento…
  • Poesia

    23/06/2025
    V Premio Gianmario Lucini. Risultati

    Mi suona strano raccontare, in un momento così drammatico, in un tempo così buio nel quale l’empatia tra esseri umani si scioglie davanti al colore della pelle diverso dalla nostra, alla nazione di appartenenza lontana e altra, alla fede religiosa diversa – per chi ce l’ha, di una vicenda così minima e personale. Ma in fondo quel poco che abbiamo ancora in mano della nostra vita, della nostra capacità di promuovere un pensiero critico, di vivere esperienze umane e contro la corrente generale, usiamola tutta e condividiamole.

    (altro…)

    Condividi:

    • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
    • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
    • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
    • Condividi su Threads (Si apre in una nuova finestra) Threads
    • Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
    Mi piace Caricamento…
  • 1945-2025

    25/05/2025
    4–6 minuti

    1945-2025 sono anni che possiamo definire, dal nostro punto di vista europeo-occidentale, come anni di pace. Di certo non lo sono stati per il mondo intero, tutt’altro. Conflitti armati che hanno devastato intere nazioni e città sono così innumerevoli che, nonostante le risorse della rete, si fa fatica a reperire una sintesi di questi eventi dal 1945 ad oggi. Oxfam valuta che applicando per definizione di conflitto armato quello che è adottato dalla IV Convenzione di Ginevra, che distingue tra conflitti internazionali e quelli non internazionali ovvero tra le forze armate riconosciute degli Stati, tra uno Stato e dei gruppi armati organizzati, tra una potenza occupante e gruppi armati che contendono un territorio occupato e infine tra gruppi armati non ufficiali e riconosciuti che combattono tra di loro, non si scende al di sotto dei 100 conflitti annui.

    Continua a leggere: 1945-2025

    Come sempre sono i civili a pagare un prezzo altissimo in termini di sofferenza e morti. Anche per questo dato la quantificazione dal 1945 ad oggi è pressoché impossibile ma questo non toglie niente alla sostanza della questione. Per stare a tempi recenti nel 2018 il National Defense Strategy of the United States of America stimava 20-30 milioni di morti nei soli conflitti che hanno coinvolto gli USA e tra il 2023 e il 2024 il numero globale si è ulteriormente incrementato.

    In qualche modo questa situazione può farci sentire dei privilegiati, ma non nel senso che dobbiamo avere “vergogna” di avere vissuto 80 anni in questa condizione – sappiamo bene che non è dovuta solamente ad una vocazione alla convivenza pacifica del popolo italiano e di quelli europei, che hanno vissuto più o meno l’identica condizione. Non sono ingenuo e mi rendo conto perfettamente che questo è stato possibile per una somma di coincidenze e equilibri geo politici, alleanze militari, egemonie imperiali dei blocchi contrapposti e poi del blocco rimasto, che hanno determinato tale contingenza. Possiamo anche dire che è stata la pace della fortezza assediata, che ha espulso al di fuori delle proprie mura i conflitti per garantirsi il proprio benessere. Ma una volta che riconosciamo tutto questo la domanda è se di questi 80 anni di assenza del conflitto dobbiamo vergognarcene? Dobbiamo fare propria l’idea che è giunto il momento che la possibilità concreta di guerra rientri tra le esperienze possibili? E se si per quale motivo? Se di una cosa dovremmo invece vergognarci è quella di non avere ampliato l’area della convivenza pacifica a quanti più paesi possibili, di non avere capacità e volontà di risolvere i conflitti in modo non armato anche quando si manifestano nel cuore dell’Europa.

    Eppure in questi 80 anni abbiamo assistito, in mezzo a tutte le contraddizioni possibili, allo sviluppo dell’economia, al miglioramento delle condizioni di vita per larghe fasce della popolazione, all’estensione dei diritti fondamentali delle persone, allo sviluppo del welfare e delle politiche dell’inclusione, allo sviluppo della vita culturale come pratica non più riservata a élite aristocratiche ecc. Tutti elementi che oggi sono pesantemente rimessi in discussione, certamente, come è inevitabile che sia essendo il frutto di conflitti tra forze con interessi contrapposti. Ma possiamo sostenere che se questi 80 anni fossero stati caratterizzati dalla guerra così come è stata conosciuta in altri paesi, avremmo vissuto lo sviluppo e praticato il modo di vivere che abbiamo oggi?

    Oggi la guerra è nuovamente rientrata nella discussione come una delle possibilità con la quali risolvere i conflitti internazionali attraverso la narrazione che è presente un “nuovo nemico” rispetto al quale si deve fare fronte comune: per la difesa dei “valori” (quali? quelli dell’indifferenza per il genocidio palestinese?) democratici, per l’integrità territoriale, per il nostro benessere…ma a ben guardare questo nemico di nuovo ha ben poco se pensiamo alla Russia. Dai manifesti elettorali della Democrazia Cristiana nel 1948 con i cosacchi in Piazza San Pietro ai tempi della guerra fredda, l’idea che la Russia potesse invadere l’Europa fino all’Atlantico è sempre stata presente nel nostro immaginario. E non solo nell’immaginario se pensiamo all’Ungheria e alla Cecoslovacchia degli anni 50-60, eventi comunque avvenuti in un contesto storico e geopolitico non confrontabile con quello attuale. In realtà, sempre in contesti storici e geopolitici non confrontabili, è avvenuto esattamente il contrario, che noi italiani per ben 3 volte siamo stati dalla parte degli invasori.

    Ma oggi siamo davanti ad un paese che ha un PIL inferiore al nostro, che non è stato capace di vincere in maniera rapida e inequivocabile la guerra in Ucraina, che non ha alcuna base militare in Europa (non come gli Stati Uniti che ne hanno più di 30 di cui 5 in Italia e che con l’attuale politica di neo maccartismo radicale definirlo “alleato” è ormai una forzatura dettata solo dalla consuetudine). Il piano di riarmo votato dall’unione europea denominato ReArmEurope (consiglio la lettura di questa intervista a Mao Valpiana del Movimento Nonviolento), come qualsiasi riarmo nel corso della storia, ha sempre portato al conflitto armato: per questo sostenere quello europeo – che di fatto è il sostegno di quelli nazionali non essendoci un soggetto politico europeo comune che è la premessa di qualsiasi politica di difesa – significa accettare la prospettiva di una guerra che ancora una volta porterà la morte e la distruzione. Significa sottrarre risorse allo sviluppo, al welfare, alla sanità pubblica, all’istruzione… una scelta il cui sostegno ritengo oggi divisiva per la coscienza di ogni cittadino responsabile.

    Nessuno vuole sottovalutare la responsabilità della Russia nella guerra in Ucraina ma allo stesso tempo qual’è la soluzione possibile? La distruzione della Russia? l’ipotesi di una vittoria militare sul campo? con quali costi e in che termini? non è in alcun modo ipotizzabile una soluzione politica, contraddittoria quanto si vuole ma pur sempre preferibile rispetto all’attuale situazione? quali valori o principi dobbiamo affermare perché una guerra che ha provocato centinaia di migliaia di morti debba ancora continuare?

    Senza illudersi che la storia possa avere un punto utopico di arrivo nel quale regnerà una sorta di pacificazione universale depurata da ogni conflitto, non per questo la pace deve essere considerata una anomalia della storia ma è il suo contrario che dovrebbe avere sempre meno spazio e forza.

    Condividi:

    • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
    • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
    • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
    • Condividi su Threads (Si apre in una nuova finestra) Threads
    • Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
    Mi piace Caricamento…
  • Segnalazione

    31/03/2025

    Condividi:

    • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
    • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
    • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
    • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
    • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
    • Condividi su Threads (Si apre in una nuova finestra) Threads
    • Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
    Mi piace Caricamento…
Pagina Precedente Pagina successiva

Blog su WordPress.com.

 

Caricamento commenti...
 

    • Abbonati Abbonato
      • ITEMPIEIVERSI
      • Unisciti ad altri 138 abbonati
      • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
      • ITEMPIEIVERSI
      • Abbonati Abbonato
      • Registrati
      • Accedi
      • Segnala questo contenuto
      • Visualizza sito nel Reader
      • Gestisci gli abbonamenti
      • Riduci la barra
    %d