Un saggio di Edgar Morin da il manifesto del 27/11/2025

Viviamo sempre di più in un mondo rovesciato, nel quale Putin omaggia Gandhi ad esempio; e Trump si candida per il premio Nobel per la pace, essendo premiato nel frattempo da un fantomatico premio per la pace promosso dalla FIFA (federazione internazionale del calcio), come tra l’altro nel 2014 anche lo stesso Putin aveva fatto, andandoci anche più vicino in quanto realmente candidato.
Affermare ovvietà come l’uguaglianza sul piano dei diritti di tutti gli uomini qualunque sia la loro condizione, credo, opinione, etnia diventa sempre più difficile, come sempre più difficile è sostenere che la costruzione della pace non possa passare da un selvaggio riarmo generalizzato, motivato da una imminente invasione di un nemico assoluto in stile da propaganda politica del primo dopoguerra (ma se non riesce ad arrivare a Kiev come potrà arrivare a Londra, Parigi, Roma…?).
Di certo da subito sarà penalizzata ogni forma di investimento sociale per la salute pubblica, istruzione, per le politiche attive del lavoro e abitative per i ceti più deboli; successivamente se le armi saranno utilizzate per quello per cui vengono costruite, ci porteranno alla distruzione generalizzata in misura oggi né ipotizzabile né immaginabile.
L’entità politica Europa nonostante una guerra da quasi 3 anni nel suo centro invece di adoperarsi per una soluzione negoziata, come si fa in tutti i conflitti, che ponga fine a devastazioni e centinaia di migliaia di morti, continua a inseguire l’ipotesi di una “vittoria” quanto mai improbabile e irrealistica.

Qualcuno cerca ancora di raddrizzare questa deriva, ad esempio il filosofo Edgar Morin in questo articolo dal titolo “Lo spettro russo e il degrado delle democrazie”, che condivido, pubblicato sul quotidiano il Manifesto del 27/11/2025. Buona lettura.
https://ilmanifesto.it/lo-spettro-russo-e-il-degrado-delle-democrazie

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