Aggiornamento…

…dopo la pubblicazione dell’articolo “A che cosa servono” ho postato quell’intervento nei due gruppi FB citati nell’articolo “La scialuppa di Pegaso” e “Versante ripido”, con una breve premessa nella quale ricordavo che qualsiasi momento stiamo vivendo, si sta consumando ai danni di un popolo intero un genocidio, un crimine contro l’umanità per il quale non ci può essere giustificazione alcuna. Se è vero che Israele è un paese democratico, democraticamente non può decidere di eliminare un popolo, di consumare una vendetta, perché tale procedura non può diventare una sorta di legittimazione.
E’ chiaro che l’empatia che ciascuno può provare davanti ad una tragedia di queste proporzioni, non risolve in alcun modo la situazione; né una mobilitazione della cultura, dell’arte, dei “poeti” allevia il dolore della situazione in generale e di nessun individuo in particolare. Questo però non dovrebbe autorizzare nessuno a fare finta di niente, a voltarsi dall’altra parte, come se non stesse succedendo alcunché, come se vivessimo in un altrove astorico. Dovrebbe invece chiamare in causa chi fa della propria sensibilità artistica allargata, una cifra nel relazionarsi con gli altri e attraversare l’esistenza.
A questi miei post inseriti nei gruppi FB di cui sopra non c’è stata nessuna reazione, commenti, like…certo lo so che non sono nessuno. So bene che il mio modo di frequentare i social è assolutamente inadeguato secondo i canoni correnti: pochi post occasionali, pressoché zero commenti e like su quelli degli altri, nessun video o immagine con oggetto me stesso…dunque posso considerare che sia normale passare totalmente inosservato ma, anche al netto di questi aspetti più personali, non ho visto altri post in questi gruppi riprendere questa tematica o accennare minimamente a quello che succede. Ed è questo l’elemento che maggiormente mi sconcerta.
Chi declama, chi propone l’autore specifico, chi organizza reading, chi racconta i fatti suoi, continua a farlo come prima, fuori e dentro questi gruppi. Così come mi pare avvenga nelle strade, nei bar, nei mercati di questo paese che, a differenza di altri, si sta distinguendo per la pressoché assenza di mobilitazione a favore del popolo palestinese. Non se ne parla nella quotidianeità come se il peso specifico di questi morti civili fosse più leggero, impalpabile. Eppure se nella guerra Russo-Ucraina che si trascina da oltre un anno i morti civili sono ad oggi circa 10.000 (fonte Onu)nella striscia di Gaza dopo un mese di conflitto ne sono morti più di 10.000 di cui 4000 sono minori (fonte Sole24ore) giusto per dare conto dell’asimmetria delle forze in campo. Il pensiero che ogni notte questo si ripete mi/ci conduce in una situazione di coscienza personale grottesca.
Per fortuna ho trovato nelle poesie di Donato Salzarulo l’eccezione a questa realtà, che mi fanno dire e sperare che non sto coltivando una aspettativa infondata. L’aspettativa che finalmente cessi questa tragedia invece purtroppo è un altra storia.

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