
Non sono un avvocato, non sono un magistrato, giudice o pubblico ministero che sia. Non ho studiato giurisprudenza, se non lo stretto necessario, in maniera non accademica, e solo in relazione al mio lavoro di supporto dell’attività legale di contenzioso in materia di diritto previdenziale. Dunque la consapevolezza con la quale voterò al prossimo referendum non sarà una consapevolezza tecnica da addetto ai lavori. Lo farò come semplice cittadino che ha cercato in queste settimane di informarsi per quanto possibile della materia oggetto del referendum.
Per questo il mio voto non può che avere una valenza principalmente politica e ideologica. Di fatto il tema sotteso ai quesiti referendari non ha una natura solo tecnica, altrimenti tali modifiche potevano essere approvate con la legislazione ordinaria, bensì politica, investendo la modifica dell’assetto costituzionale dei poteri in Italia
Per fare questo, come nel gioco della settimana enigmistica, unisco i “puntini” degli atti che l’attuale governo, promotore del referendum, ha adottato negli ultimi anni in materia di giustizia e alcune sentenze della magistratura recenti a mio giudizio più significative:
- decreto cosiddetto anti-rave, per fare fronte alla minaccia dei concerti abusivi che incombeva/incombe (?) sulla società italiana: con il DL 162/2022, convertito in Legge 199/2022, si è fatto divieto di organizzare concerti “pericolosi” se a parteciparvi erano più di 50 persone; chissà se poi si è chiarito il concetto di concerto pericoloso e se mai questa norma ha trovato applicazione.
- decreto sicurezza DL 48/2025 convertito nella Legge 80/2025 che ha introdotto una serie di nuove ipotesi di reato prevalentemente orientate a limitare la manifestazione radicale del dissenso e che trova applicazione discrezionale tra manifestanti pro Palestina e occupazioni/commemorazioni fasciste
- decreto sicurezza del 24 febbraio 2026, n. 23 che introduceva tra le varie norme anche l’accompagnamento coattivo presso gli uffici della polizia, della durata di 12 ore di persone sospettate di creare disordini durante le manifestazioni. Nel momento in cui scrivo, 14/3/2026, è stato bocciato dalla commissione Affari costituzionali del Senato, mancando dei requisiti di necessità e urgenza previsti dalla Costituzione.
- Younes El Boussettaoui, cittadino marocchino ucciso il luglio del 2021 dall’allora assessore della Lega di Voghera Massimo Adriatici che è stato condannato a 12 anni per omicidio volontario con rito abbreviato.
- Assoluzione per Matteo Salvini per il caso della ong Open Arms che dimostra come una procura può sostenere una cosa e dei giudici possono non essere d’accordo. In questo caso non abbiamo assistito ad alcuna lamentazione da parte del Governo contro i giudici “politicizzati”.
- Abderrahim Mansouri, cittadino marocchino ucciso dall’agente di polizia Carmelo Cinturrino a Rogoredo, periferia sud di Milano, sul quale la magistratura ha indagato, nonostante i tentativi di depistaggio, fino alla sua inevitabile confessione vista la dinamica dei fatti.
Il “disegno” che ne esce mi pare fin troppo chiaro. Possiamo fidarci di una riforma promossa da chi legifera a senso unico e in maniera sempre repressiva del pluralismo? Da chi è sempre aprioristicamente dalla parte dell’esercizio della forza, della giustizia fai da te, senza limitazione alcuna? Penso che essere cittadino di un paese nel quale la magistratura, che può ovviamente sbagliare, non cede alla pressione politica – nei casi dei due omicidi si invocò il principio della legittima difesa come assoluto, garantendo giustizia ai deboli come ai forti, sia una condizione politica irrinunciabile. El Boussettaoui era una persona portatrice di un disagio psichico, che non è una aggravante per giustificare qualsiasi reazione; Mansouri era uno spacciatore ma questo non comporta per nessuno una sospensione ad personam del diritto, sia come difesa dei propri sia come applicazione della pena per le proprie azioni.
Pensiamo che se vincesse il SI la magistratura avrebbe la stessa autonomia? Pensiamo che la subordinazione al potere politico sia un elemento di garanzia per i cittadini che, in una democrazia, sostengono legittimamente altre opzioni politiche rispetto a quelle di chi ci governa? Se osserviamo quello che accade in presunte “democrazie” dove è il principio del più forte ad affermarsi, penso che sia di gran lunga preferibile mantenere l’attuale assetto costituzionale e andare a votare e votare NO


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