di Luca Chiarei – il Convivio Editore

E’ pubblicata da oggi la mia seconda raccolta di poesie, premiata in occasione del Premio Lucini 2025 ed edita da “il Convivio Editore”, costruita in questi anni intorno e attraverso l’ambiente politico-sociale generato dai “rumori di fondo”. Quelli che fanno da scenario inconscio alla nostra quotidianità, che ci fanno assuefare ad una realtà sempre più ingiusta, violenta e disuguale.

In copertina il dipinto su carta, olio e filo dell’amica Francesca Bagnoli “La memoire de la peau” che ringrazio per la generosità, come ringrazio Ennio Abate per la sua attenta e puntuale prefazione alla silloge e l’editore il Convivio di Manitta Giuseppe per l’attenzione e cura.

Il libro è acquistabile sulle varie piattaforme online quali IBS, Feltrinelli, illibraccio. Altrimenti sarà disponibile durante le presentazioni, che segnalerò sul blog e social.

Anticipo parte delle motivazioni del premio a cura di Alessandra Giappi della Giuria del premio:

MOTIVAZIONE DEL PREMIO GIANMARIO LUCINI

La poesia di Luca Chiarei nasce dal contrasto tra uno sfondo storico e sociale drammatico e insieme banale e l’esperienza individuale consapevole: ridotta ai minimi termini, eppure paga di quel poco. L’orizzonte è quello cittadino di una Milano postmoderna, intessuta di incontri brevi dal ritmo convulso, su cui si stratificano ricordi labili. Su tutto, sull’aria malata, incombe il fantasma concreto della guerra – come non parlarne ora? Ai miti classici si sono sostituiti gli anti-miti. Si ha la sensazione di vivere nella realtà dipinta da Edward Hopper: fatta di lucide solitudini, di allucinata immobilità. Alle belle favole antiche non si crede più. È subentrato un presente indecifrabile, nel quale le azioni comuni della quotidianità, ripetute all’infinito, diventano quasi epiche in uno scenario di incertezza totale. A dominare è il tempo trascorrente di generazione in generazione, sono i confini taglienti come lame. La poesia di Chiarei radiografa una società in svendita, dominata dai saldi, dai droni, da una resistenza debole, dalla Borsa, dall’arretramento della ragione e del senso: dal vuoto, insomma. Né è plausibile aspettarsi una qualunque salvezza o una via di fuga.

Qual è la morale in questo mondo globalizzato e confuso? Cosa resta della coscienza e della responsabilità? Sono queste le domande che si deve porre la poesia. I versi della raccolta di Chiarei ci ricordano che la poesia non può che essere etica e civile. Se l’indifferenza è un male diffuso che ci distoglie dal genocidio in atto, inevitabilmente la lingua poetica si frantuma. I verbi all’infinito dilatano le azioni in una durata insostenibile. Bandita la punteggiatura, le pause sono rese dagli spazi bianchi. L’autore scrive in una lingua che scalfisce, anche adottando il gergo della burocrazia e della finanza. Entra qui prepotentemente il lessico della tecnologia: i device, gli smartphone, i like: siamo in questo mondo e anche la poesia ne assorbe il linguaggio e gli anglicismi. Scrivendo e descrivendo egli riflette continuamente anche sulla lingua poetica, sulla sua impalcatura. Tutto straborda e sfugge in una realtà che affastella speranze e sfaceli, tramonti e malattie, in cui ogni cosa è omologata, snaturata, in cui il benessere è affidato al contapassi. Nominare un futuro disanimato, spassionato, controllato, nel quale piove ma nessuno si bagna, non fa più freddo, non servono tasche e cassetti (forse perché ciascuno è dotato di microchip), serve a depotenziarlo. Attraverso il sarcasmo Chiarei muove una critica feroce alla guerra, ai poteri fortissimi di fronte ai quali i più si genuflettono. La sua critica è rivolta anche all’io poetico, ossia alla figura di intellettuale chiusa in sé davanti ad uno specchio, incurante di quanto accade intorno. Nel futuro prossimo perdureranno le file interminabili negli uffici, anche se ormai quasi tutti saranno dotati di home-banking, cosa che accade già ora. Eppure tutto questo artificio è destinato a finire, ci ammonisce e quasi prefigura la poesia.

Questo libro esprime un flusso poetico naturale ma sapientemente orchestrato in una partitura fitta di consonanze e assonanze. Ne risulta un inventario ritmato delle cose del mondo. Il momento topico è quello della colazione, ricorrente in questa raccolta. Il “fare colazione” equivale ad una ripresa per riempire il vuoto. Perenne è in tutti il desiderio di passare alla storia, di non venire cancellati. In preda alla disperazione silente, al dormiveglia del pensiero, dispersi in un mare senza boe, con la paura nel cuore abitiamo tutti lo stesso misterioso mondo scosso dagli eventi e dalle bombe: umani, piante, oggetti, animali. I “Rumori di fondo” dei versi di Chiarei sono più aspri e stridenti rispetto al dolce rumore della vita evocato da Sandro Penna; eppure sono originali e sinceri e soprattutto parlano la lingua eterna della poesia.

Alessandra Giappi – Giuria Premio Lucini 2025

Posted in , ,

Lascia un commento