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Tag: Poliscritture

che fare…

Pensando a che fare la prossima domenica mi è tornato in mente questo quadro di Kiefer, che è possibile vedere all’ Hangar della Bicocca (uno spazio espositivo di Milano dedicato all’arte contemporanea), che trovo molto calzante per introdurre una riflessione sui tempi che stiamo attraversando. Nel quadro è rappresentata una figura umana al centro di una palude surreale nella quale si fatica a distinguere l’alto e il basso, ciò che è solido da quello che non lo è. Un insieme che restituisce in un’atmosfera dantesca una sensazione di rigore, rigidità, freddo. All’orizzonte, attraversato da un arcobaleno livido e grigio, si intravedono a fatica i nomi scritti in corsivo di vari filosofi della cultura tedesca. Da Engels a Marx, da Hegel a Nietzche…nomi scritti con una calligrafia incerta, appena intravista, forse per stabilire un rapporto asimmetrico tra il soggetto che li osserva o cerca di farlo e la profondità del pensiero che rappresentano. Restano così un riferimento vago, nebuloso, incerto. Non so se sto forzando l’interpretazione del quadro, se queste erano le intenzioni dell’autore ma a me ha dato il senso della precarietà, della instabilità di qualsiasi scelta possibile – che si orienti in una direzione piuttosto che nell’altra, la necessità del pensiero critico che non faccia sconti alla voglia di certezze. Leggi il seguito di questo post »

Ricchi e poveri tra Don Milani e Jeff Bezos, pensieri sull’anno…

Europa, tramonto.

” Le durezze e le fatiche della guerra, quelle che si patiscono sulla propria persona, ricadono su chi sopporta la violenza di tutte le cose, sulla parte più umile e più povera di tutta la nazione, sugli schiavi lavoratori: infatti per quanto grandi possano essere la prosperità e il lusso di una nazione, deve pur esserci qualcuno che lavora; le case e le navi debbono essere costruite, le merci debbono essere trasportate e la terra coltivata” B. Mandeville, La favola delle api, 1723

L’anno che si chiude non sarà ricordato, almeno credo, per svolte epocali, segni particolari di cambiamento o speranza. Credo che sia stato un anno che si aggiunge come gli altri ad un periodo di progressivo deterioramento della vita politica e sociale, sempre più chiusa nelle spinte populiste incapaci di pensare la vita collettiva secondo principi diversi dall’interesse individuale e immediato; anche molte manifestazioni artistiche e culturali sembra abbiano abdicato ad un ruolo critico e affondano nelle maglie della rete e dei social, appiattendosi in una massa di contenuti tutti tra loro equivalenti e indifferenziati.

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Anticipazioni da Poliscritture

 

E’ ormai prossimo all’uscita il nuovo numero, il 12, di Poliscritture, la rivista/blog alla quale partecipo nella Redazione da un po’ di tempo, dedicato al tema purtroppo sempre attuale dei conflitti e delle guerre di cui già ne avevo parlato qui. Non a caso l’abbiamo intitolato “Senza pace”, condizione che purtroppo accompagna la vita di interi popoli e milioni di persone. Le interviste annunciate a Mao Valpiana e Mario Agostinelli le ho realizzate e per invogliarvi all’acquisto della rivista (quando sarà disponibile non mancherò di aggiornarvi), ve ne anticipo alcuni stralci. Inizio con Agostinelli:

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Norilsk, nord della Russia, la seconda città più grande del Circolo Polare Artico, con 177.000 abitanti. Non ha alcun collegamento via terra con il resto del mondo. Foto di Elena Chernyshova in mostra al Festival foto etica di Lodi 2016. Non perdete quello del 2017…

Modelli energetici e conflitti internazionali: una analisi ecologista oltre i luoghi comuni del mediatico quotidiano”

  • Domanda: In questi anni il tuo impegno si è concentrato sulle questioni ambientali e energetiche che, dalla prima crisi petrolifera del 1973 passando per la rivoluzione iraniana e arrivando fino ad oggi sono diventate il fulcro della conflittualità internazionale. La green economy nel suo significato più ampio, istituzionale e di movimento, è una possibilità reale per una strategia di prevenzione dei conflitti? L’Italia come e dove si colloca in questo percorso?

  • Risposta: Continuo a riflettere su una esperienza, anche sindacale, di politica industriale dove ho colto l’inadeguatezza di affrontare le politiche settoriali senza tener conto del modello energetico da cui dipendono.

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i reading di poesia…

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Brick lane – Londra – Sreet art

Segnalo dal blog di Poliscritture questo intervento dell’esplicito titolo Letture pubbliche di poesia: servono alla poesia? di Luca Ferrieri che mi sento di condividere. Su questo tema, che in certi ambienti della poesia è molto “sensibile”, sono intervenuto con una ulteriore riflessione che propongo anche qui. Per quello che può contare dico subito, per chi mi conosce o conosciuto, che non ho alcuna difficoltà a affermare che su questo argomento la mia opinione nel corso degli anni si è modificata. Certamente quello che dico oggi non è quello che facevo e pensavo qualche anno fa. Allo stesso tempo però non rinnego niente del passato perché mi è servito ad arrivare a questo punto, alle conclusioni attuali che potranno modificarsi ancora. Di seguito il mio intervento:

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Mitomodernismo e dintorni…

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camminando per Pitigliano, particolare (la foto è mia);

Si è svolto qualche settimana fa al teatro del Verme di Milano un reading poetico “contro la pulsione di morte, Bellezza e Mito, poetiche e politiche del desiderio”. Si trattava di una iniziativa per il rilancio di quel movimento poetico e letterario definito “mitomodernismo”, che si definisce come “rivendicazione” – anche “politica” – di Bellezza per il mondo da parte dei Poeti. Ne avevo sentito parlare personalmente per la prima volta negli anni in cui frequentavo alla Casa della Poesia di Milano il Laboratorio poetico dei Moltinpoesia. Fu l’occasione in quel momento per una interessante discussione che riporto a questo link nella quale condivisi le perplessità espresse nei confronti di questa proposta. Questo incontro, di cui mi pare curioso che ad oggi cercandolo in rete si trovino solo gli annunci e non una riga di relazione su quanto accaduto, è l’occasione per me per fare un punto della situazione sul mio percorso che da uditore/spettatore si è a volte incrociato con qualcuno dei protagonisti della serata.

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"Unione" di Elena D'Andrea - particolare

“Unione” di Elena D’Andrea, particolare

In questi giorni sto lavorando, insieme agli altri amici della redazione, al prossimo numero della rivista Poliscritture. Il tema scelto, e forse non poteva essere diversamente, è quello della condizione ormai permanente di un pianeta sempre più “senza pace”, che è il titolo della prossima pubblicazione. Prendendo tristemente atto che le guerre sono ormai diventate una caratteristica strutturale dell’ordine globale e della nostra contemporaneità, affrontiamo la questione da molteplici punti di vista: le forme della guerra, i concetti che la sottendono, il quadro geo-politico attuale, la guerra nei mass-media, nelle riviste e nell’arte e infine una ricerca sulle possibili risposte. In questa ultima direzione, di chi non si rassegna ad un mondo costantemente “senza pace”, ho cercato di raccogliere dei contributi rivolgendomi a persone e contesti che in questi anni ho attraversato con l’impegno politico e culturale. Leggi il seguito di questo post »

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