ITEMPIEIVERSI

Tag: morte

Senza titolo

 

Arti e mestieri – Campanile di Giotto – Firenze

Senza Titolo perché quando la situazione è inedita, mai vissuta, indefinibile, una specie di tempo sospeso in cerca di perimetro, è difficile dargli un titolo.

Premessa d’obbligo: non sono un medico, né un virologo e le mie conoscenze di epidemiologia sono quanto mai elementari. Pertanto non entro nel merito della giustezza e efficacia delle misure specifiche varate col passare dei giorni dal governo, che tutti noi stiamo sperimentando. Ne prendo atto e mi adeguo, dal primo all’ultimo provvedimento. Assumo un principio di realtà e ritengo razionale dare per scontato la gravità della situazione, per quanto il flusso comunicativo e di informazione sia magmatico e a volte confuso: che lo stress del sistema sanitario pubblico, che deve garantirci il diritto costituzionale alla salute prima di tutto, sia giunto al limite non dovrebbe essere oggetto di discussione. Leggi il seguito di questo post »

ho preso nota

Sardegna - rocce

Sardegna – rocce

Anche oggi si muore     ho preso nota
ma non ricordo come
accada tutti i giorni
sommessamente senza data
sempre la stessa e come
accada senza ira
lungo rive mediterranee
per recessione per piano industriale
per sviluppo economia militare

mentre noi qui ad aspettare al massimo
l’acqua che sale tra le fessure
per girarsi l’orlo dei pantaloni
e forse non serve     che qui non arriva
ne trincea ne guerra di Dio
basta mettere la prima
uscire                           andare via

i reading di poesia…

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Brick lane – Londra – Sreet art

Segnalo dal blog di Poliscritture questo intervento dell’esplicito titolo Letture pubbliche di poesia: servono alla poesia? di Luca Ferrieri che mi sento di condividere. Su questo tema, che in certi ambienti della poesia è molto “sensibile”, sono intervenuto con una ulteriore riflessione che propongo anche qui. Per quello che può contare dico subito, per chi mi conosce o conosciuto, che non ho alcuna difficoltà a affermare che su questo argomento la mia opinione nel corso degli anni si è modificata. Certamente quello che dico oggi non è quello che facevo e pensavo qualche anno fa. Allo stesso tempo però non rinnego niente del passato perché mi è servito ad arrivare a questo punto, alle conclusioni attuali che potranno modificarsi ancora. Di seguito il mio intervento:

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Fogli di carta…

mani modotti

Tina Modotti – mani di operaio con badile, 1926

> Andrea Tarabbia La buona morte, Manni 2014

Non tutti i libri sono “belli” da leggere, non tutti i libri sono piacevoli ma non per questo non vale la pena andare oltre lo sforzo che ci costringono a compiere per arrivare all’ultima pagina. Lo spirito delle recensioni del mio blog è quello di segnalare i testi la cui lettura in qualche modo mi ha cambiato, ha fatto di me una persona diversa da quella che ero alla pagina uno (il cambiamento, piccolo o grande che sia, dovrebbe essere a mio parere il fine ultimo della letteratura). Il libro di cui parlo oggi è dunque uno di quelli: si tratta di Andrea Tarabbia ed il suo “La Buona morte” Manni editore. Un testo a cui sono arrivato grazie ad un input esterno ricevuto da chi, a me molto vicino e molto più giovane, si trova ad affrontare più o meno direttamente questo tema; altrimenti non so se sarebbe mai passato tra le mie mani. Leggerlo in molti passaggi è stato faticoso: mi sono quasi dovuto imporre di farlo, ma è stata una fatica salutare e benefica.

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Cronache 1

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Ancora su Charlie Hebdo

Passato qualche giorno dai fatti di Parigi è il momento della riflessione. Provo a farlo da giorni e mi rendo conto che la questione è estremamente complicata, oscura, e foriera di prospettive non certo entusiasmanti per le nostre democrazie, già sufficientemente arroccate e chiuse (chi non l’avesse ancora fatto vada a vedere il film “Io sto con la sposa” per rendersi conto che cosa intendo). L’immagine che riporto ad esempio non so quanto possa tranquillizzare o invece preoccupare. Certo, dipende molto in quale punto del pianeta si vive…Comunque sia discuterne può servire. In questo senso vi segnalo tre post dal blog Poliscritture dove si possono trovare molti spunti interessanti. Si comincia con una riflessione antesignana sulla domanda se la civiltà mussulmana è in declino; poi si prosegue con una raccolta di vari interventi apparsi sul web all’indomani della strage; infine una  riflessione sulla manifestazione di parigi di Domenica scorsa su cui sono intervenuto con la riflessione che segue, all’intervento principale

Lo dico chiaramente, questo modo di ragionare non mi piace. Nonostante condivida l’80? il 90? il 95% della riflessione di Riolo mi dissocio dall’idea di fondo che sottende il suo intervento e dalle conclusioni, per quello che sono riuscito a comprendere. E spiego il perchè: Leggi il seguito di questo post »

GAZA CITY – RASA DISCANTO di Sandro Sardella

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GAZA CITY – RASA DISCANTO

“Mentre in lontananza rombava il tuono dell’artiglieria,
noi incollavamo, recitavamo, componevamo versi e
cantavamo con tutta l’anima. Eravamo alla ricerca di
un’arte elementare che pensavamo avrebbe salvato
l’umanità dalla furiosa follia di quei tempi.
Aspiravamo a un nuovo ordine che potesse ristabilire
l’equilibrio tra il cielo e l’inferno.”
(Jean Arp)

il cuore ha tremato
il flusso dell’indecente ha forzato
un occidentale quotidiano consumonarcotizzato

il cuore tuo
cara amica
ha tremato
inquietato da
piccoli occhi interrogantimpauriti
acceso da
grida e pianti
scosso da
un’indifferenza devastante

fiamme sulla spiaggia di Gaza city
la corsa delle ambulanze è breve
l’assedio resta in piedi
inascoltato
feroce
sterminatore

i bimbi saltano e giocano
in un sole traballante
la palla
vola
galleggia
oltre
idee di pietra e cementi

le olive cadono premature e marce
come cani da caccia
si sparpagliano
cacciatori investiti
di un qualche valore spirituale
s’ingozzano
fanno il bagno
fanno pulizia

lo sguardo fisso nel vuoto
dove un boato ha lasciato
indelebile la sua impronta di
polveri urla e brandelli di cielo

la cena fumò e bruciò
tra i detriti delle stanze
sopra il balcone nuovo
mani e voci
le luci e la baia
la sabbia ha un buon sapore
oltre la marea

l’odore del mercato
ascoltando le sirene
di una fragile tregua
ancora quando
piove piombo
e dalle colline aride
appena pomeriggio
carrarmati e blindati
senza limiti di tempo
sversano
un fuoco biblico
per purificare la terra
per avere sicuro e largo dominio

corpi caldi e umidi
impolverati
le donne urlano
agli aerei in cielo
un incalzante lamento
si sparge
a ritmo infuocato
tra mura e carni sfarinate

la polvere fluttua
fumo che vomita
rumori di vita
soleggiati e sparati

è un luglio di giudizio
inesorabile
irrefrenabile

ne sentiamo l’odore

il vento asciuga umori
dentro fiori invisibili

le conchiglie stridono

sullo schermo
il grido della carne
s’infrange
s’affoga

come sopportare quel cielo
queste notti arrossate
questa bestiale propaganda
questa mia impotenza

e parliamo
cara amica
di occupazione
di genocidio
di infinite ingiustizie
di vergognose complicità
di indignazione
di
di
di

e guardiamo
gli aquiloni estivi
agitarsi nel cielo
sopra teste resistenti

nel luglio fuoco di Gaza city
le tue lacrime
macchie di sole
dentro voci di campane rotte

Sandro Sardella – Rasa di Varese . Luglio 2014

Ringrazio l’amico Sandro per avermi inviato questa bella poesia. Finalmente qualcuno esce da quell’isolamento nel quale molti poeti si rinchiudono pensando che la poesia sia altro, mentre invece è tutto quell’altro che non è poesia come la vita quotidiana, la politica, la guerra, che alla fine la giudicherà. E triste prendere atto da una parte dell’impotenza della politica e dall’altra del silenzio della cultura, poeti compresi (quasi tutti…?) che ci fanno assistere come spettatori alla strage quotidiana degli uomini, delle donne e dei bambini.

Un tempo il poeta serviva anche a risvegliare le coscenze, a denunciare, a prendere posizione non a stare al di sopra…oggi a forza di scavare nella propria di coscienza sembra incapace di venirne fuori. Eppure non mi pare molto diverso quello che oggi, in questo momento, viene messo in campo da Israele nei confronti dei Palestinesi rispetto a quello che nella storia è stato fatto ad altri popoli, etnie, razze e tribù…

So bene che non sono i contenuti di per se a rendere bella una poesia ma nel minimalismo quotidiano dei moltiinpoesia i versi di Sandro ci danno una scossa! E lo fanno con una precisa scelta di campo – Gaza city- e di quello che da quel punto di vista si vede e si sente con gli occhi, il cuore e la mente del poeta: questa è la forza sincera di questa poesia. Forse in alcuni passaggi i versi potranno apparire troppo descrittivi ma l’insieme complessivo è asciutto, incisivo. Interrogano le nostre coscienze quasi con violenza fino a quella domanda…

“come sopportare quel cielo

queste notti arrossate

questa bestiale propaganda

questa mia impotenza”

…che non ci lascia alibi. Mi permetto di collegare questi versi ad un altra poesia, sempre sullo stesso tema, scritta da un altro poeta amico, Ennio Abate, che in un passaggio scrive…

“ Come avremmo bisogno che le nostre orecchie ascoltassero il boato di una bomba
i nostri occhi osservassero le macerie degli edifici
e vedessero i corpi dei morti
e i corpi dei vivi che hanno ordinato quelle morti
come noi ordiniamo al salumiere tot grammi di carne sanguinolenta.”

Per il testo completo andare a questo link.

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