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Giorni-IIa versione

scultura di Sigurjon Olafsson – Reykjavík – La foto è mia

È impossibile avvicinare la grande poesia se non si vuole almeno sapere di che vivono gli uomini e se non ci si propone di operare in conseguenza. Questo è esattamente il contrario di ogni attribuzione di poteri o trattamenti speciali alla letteratura e all’arte.

(Franco Fortini da “Insistenze”)

 

In questa poesia pubblicata qualche giorno fa avevo cercato di sperimentare due forme diverse di scrittura che ruotavano intorno allo stesso tema, quello del cambiamento al quale tutti siamo sottoposti dal tempo, anche per semplice logoramento o attrito con il reale. Una prima parte sincopata, quasi balbuziente all’interno di versi metrici incolonnati; una seconda nella quale il verso diventa quasi prosa, piana e liscia come la conversazione quotidiana. Il risultato alla fine non mi ha soddisfatto perché solo in parte l’ho sentito coincidere la forma con quello che è il mio timbro interiore. Rielaboro il tutto per sovrapposizione:

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Giorni

scultura di Sigurjon Olafsson – Reykjavík – La foto è mia

È impossibile avvicinare la grande poesia se non si vuole almeno sapere di che vivono gli uomini e se non ci si propone di operare in conseguenza. Questo è esattamente il contrario di ogni attribuzione di poteri o trattamenti speciali alla letteratura e all’arte.

(Franco Fortini da “Insistenze”)

e’ la giornata che      finisce      nero muro sotto sale
tra lenzuola una gam-ba      si e’ per-sa un’altra
si conta i passi

si applica     azione digitale per star bene     notizia piove e nessuno si bagna    

le pietre si girano a guardare                 discutono i tram
il da farsi la domenica                            al finesettimana per
la gioia è in punta puntu-                      ra di ago agio
alito sciolto nel palato                            iniezione

da grandi fare i palombari       cercare resti disumani
fare quelli che prendono del tempo     fare la spesa     bere

del tè in fondo al mare     aspettare

Domenica prossima…

Un gufo strizza l’occhio nell’ombra
una lucertola si alza sulla punta delle zampe
la gola palpitante
le balene si girano lucenti
si immergono
cantano e di nuovo emergono
fluenti come pianeti che respirano
nelle spire scintillanti
della luce viva

Gary Snyder da “Madre Terra, le sue balene”
‘L’isola della tartaruga’ ed. Stampa alternativa

…nel silenzio pressoché totale degli organi di informazione di massa, si terrà il referendum sulla questione, per semplificare, delle trivellazioni petrolifere. Io andrò a votare, voterò per il si e invito tutti a fare altrettanto. Lo dico perché credo che la scrittura e la poesia si debbano intrecciare con la vita quotidiana, non restarne di lato: le sensibilità ambientali dai versi e dalle rime si devono tradurre in scelte concrete, di parte e assunzione di responsabilità.

ANTEPRIMALOGO4b

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Perimetri

Korogocho di Sandro Sardella

Korogocho di Sandro Sardella

 

camminare lungo i perimetri
di film su muribianchi

lungo i segni di case nuove             vuote
e spazi cervicali senza                    forma
quando nel vuoto tra un pensiero e l’altro
la verità scola

negli angoli mucchi                        di sassi neri
in cui sbirciare
mentre gente cammina morta

sotto il fondo del mare e sbarca
dai nostri lucernari

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