ITEMPIEIVERSI

Tag: guerra

E’ il 38 più uno

Banksyfoto mia


Io questa mattina mi sono ferito
a un gambo di rosa, pungendomi un dito.
(cit. Franco Fortini)
E' il trentotto più uno    il trentanove 
da contare da aspettare impazienti
il post-presente delle assoluzioni [dei rimorsi morali arriverà

con l'ansia che monta la bolla
dei cieli lividi come campane sulle città;
che le lavatrici continuino a girare...nel silenzio dei pesci rossi

sarà più cinque a farne quaranta e tre / forse meno uno
la febbre delle contingenze
per noi ricamerà il profilo delle steli e lapidi

è meglio dei saldi la guerra ancora meglio
la sacra difesa la morale dell'offeso

é meglio dei turiboli e di tutto
restano i popoli proni le gattare in piazza
i buffet che finiscono i volantini estinti

Ora passa il secolo giusto
fare finta di niente fare colazione

Attesa

Edward Hopper – Gente al sole; da: https://www.analisidellopera.it/
Re-stiamo in attesa 	il gomitolo 	
srotoli il filo monti la tensione – una tempesta gira intondo intorno
annusiamo il rombo dei tuoni 

le urne senza ceneri le urne 
elettorali aspettano all’uscita - la vita 
a part-time - il tempo pieno - l'indeterminato

il cielo è sereno non piove	la siccità delle menti
solo bombe in altri cieli – altri colori sfumano
non sapere se poi usciremo ancora	a noleggiare libri

comprare biglietti-spendere voucher
regalare smartbox per noia

ho visto poeti con la testa sotto 
la sabbia - spazzare cucine scrivere di immondizie e amori

pensare piano lentamente perdere memoria
abbassare i volumi aspettare nuove
classi dirigenti – le migrazioni gentili e quelle

che ci daranno senso e vertigine

Re(si)stiamo razionali

breve guida ad uso personale per sopravvivere all’orrore quotidiano della guerra

Russia
Edvard Munch “L’ansia” immagine da
  1. Qualunque sia la nostra posizione sulla guerra e quello che sta succedendo tra Russia e Ukraina la condizione che accomuna tutti noi – fino ad ora e in questa parte di mondo -, è quella di essere o seduti su un divano, al massimo in piedi, oppure con un paio di cuffie nelle orecchie, al caldo se fa freddo e con un solido tetto sopra la testa; dunque qualsiasi cosa diciamo è facile dirlo;
  2. Tutte le guerre, compresa questa, iniziano perchè ad un certo punto qualcuno aggredisce qualcun’altro. Naturalmente chi invade è da condannare così come, mi piacerebbe dirlo, la comunità internazionale ha condannato gli invasori delle guerre passate responsabili di eventi analoghi…ma non credo di poterlo dire;
  3. La Russia ha invaso l’Ukraina, ciò è assolutamente evidente e negarlo significa negare la realtà. Allo stesso tempo non chiedersi quali sono state le ragioni per le quali questo si è verificato, ovvero rifiutarsi di comprendere – che non è un sinonimo di giustificare – significa rispondere alla guerra solo in termini emotivi, reagire all’irrazionalità della guerra in maniera del tutto analoga;
  4. Ogni azione, scelta politica, atto istituzionale e/o internazionale posto in essere non si colloca nel vuoto, in una sorta di tabula rasa della storia. Non viviamo in un eterno presente: noi dobbiamo sempre fare i conti con le conseguenze, imprevedibili anche se probabili, di altri fatti precedenti. Ignorarli è garanzia all’incomprensione del presente e soprattutto determina l’impossibilità di trovare possibili soluzioni al conflitto in corso
  5. Non esiste la guerra giusta, esiste invece il diritto alla legittima difesa da una aggressione, da condurre anche con le armi se ogni altro strumento di resistenza non armata si rivela inefficace. L’obiettivo non è la vittoria ma la propria libertà, considerando che il rischio di fallimento è insito in entrambe le opzioni.
  6. Non esiste la guerra da una parte e gli orrori dall’altra come degenerazione della prima. E’ la guerra ad essere strutturalmente orrenda. Che le persone siano uccise come frutto della pianificazione dei vertici politico-militari oppure come pulsione degenerata e disumana degli attori in campo non fa, anche da un punto di vista etico/morale, la differenza.
  7. L’obiettivo della politica nella gestione di una guerra dovrebbe essere quella di farla cessare: ciò comporta inevitabilmente cercare, volere, accettare un compromesso, che almeno avrà il merito di evitare la morte di altre migliaia di persone. A tutti coloro che di questa guerra sono vittime la solidarietà concreta, accoglienza e aiuti umanitari,
  8. Le armi di per se servono per una soluzione militare, che oggi pare essere l’obiettivo di tutti i soggetti in campo a vario titolo coinvolti. Una soluzione militare significa pensare che Russia o Ukraina possano essere sconfitte e espulse dalla storia, ipotesi assolutamente irrealistiche ma che realisticamente, nel frattempo, cercando di realizzarle, possono condurci alla IIIa guerra mondiale;
  9. Ogni popolo ha diritto alla propria autodeterminazione, quindi nessuno può indicare che cosa deve fare un popolo aggredito, come e se difendersi e in che modo. L’affermazione di questo principio, se non vuole restare una semplice affermazione, non può prescindere dal contesto generale delle relazioni politiche nel quale si esercita.
  10. Un mondo nel quale super potenze vero o presunte non esercitano la loro influenza nelle aree nel quale ritengono di avere interessi strategici è ancora da venire. Non considerarlo, ovvero non considerare la complessità delle relazioni internazionali, alimenta una idea di mondo certamente auspicabile ma ad oggi purtroppo priva di forza reale per affermarsi.

delivery

Suona alla porta oggi il delivery e consegna a domicilio perché in tempo di guerra è bello scrivere poesie è quasi spontaneo è naturale siamo tutti concentrati a conservare la concentrazione quando la consegna è quella delle bombe – anche gli spinaci per braccio di ferro, se ci fosse sempre una guerra quando c’è, virgola, sarebbe bello per i poeti domani accarezzarsi lungo il pelo ma ora c’è il delivery, l’ho già detto, delle bombe quelle vere quelle della fine e dell’inizio perchè è il tempo che brucino ancora i bambini, quelli di Dresda come fiammiferi, motori bifuel ma ora facciamo il punto. facciamone due: ho provato anch’io, con l’io poetico, con il soggetto da tramortire a circoscriverne una e la pensavo mentre ero alle prese con tartaro da ablare gpl, meglio metano? da cercare – che non è una magia da orti urbani ma poi non sono riuscito, avevo le mani in pasta e sporche di flussi di coscienza che sono già passati 40 anni dalle mie obiezioni ai mondi, ai blocchi, ai muri, alla leva ai servizi militari punto e virgola; tutto questo ora non ha nessuna importanza allora basta una bella prosapoetica poesiainprosa prosainprosa – ma è poesia o non lo è – mentre si svegliano i neutroni, i nuclei, resurrezione delle fissioni virgola cadranno i canini e le gocce di collirio. punto senza a capo non aspettiamo qualcosa da fare, che fare? scuciamoci le schiene, sfiliamo le vertebre schieriamoci dalla parte giusta versus dei giusti governi tecnici – per le costituzioni antifasciste perchè il mondo è una arancia da spremere la gente è una arancia da spremere spazio mentre file di elefanti attraversano quello che si deve attraversare navigando nel silenzio degli incroci e non sarà sufficiente il sangue sui semafori e nessuna rima nessuna sinestesia definitiva della morte -sono sempre i bambini tagliati fuori ad aspettare diventare grandi schivare le macerie gli indici di borsa i capitali in fuga – con cani senza guinzaglio e cappotto – con quelli della Nato – con il resto degli imperi a fare aria

Oggi si torna

 

Emilio Vedova - foto mia

Emilio Vedova – Milano – foto mia

  1. Oggi si torna dalla guerra a Troia
  2. ma non ci sono cavalli per farla
  3. finire – l’aria è malata da tempo
  4. casi sani sono minuti persi sotto

 

al tavolo – si guardano le mani e non so contare

tutte le dita che mi porto dietro

Edipo fa bolle di sapone

per poi farle saltare

 

il mito dell’idrocarburo ignoto, bicchieri e bar

sulla testa una asticella tra paura

del noto e vene – ignote che vogliamo

 

toccare sotto il collo – le pantofole fuori porta

sono segno di tregua – Hopper mai stato più solo del silenzio

quello che si vede nelle vetrine

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