Letture

di luca chiarei

Vorrei tornare a parlare di politica a partire dal merito delle cose, elemento che dovrebbe caratterizzare sempre un qualsiasi progetto di gestione democratica della cosa pubblica. Lo spunto per farlo questa volta è la lettura del libro di Michael Lowy “Ecosocialismo, una alternativa radicale alla catastrofe capitalistica” ed. Ombre Corte.

Il tema specifico del titolo non è certamente nuovo. Si ripropone infatti una questione tutt’altro che risolta nei movimenti ambientalisti, sulla quale ancora si continua a discutere, che riguarda l’intreccio tra crisi ambientale/climatica e cause socio-economiche che la determinano. Non per questo siamo davanti ad un testo importante solo per un dibattito interno tra gli addetti ai lavori, un elemento da spendere all’interno dell’arcipelago ecologista in favore di questa o quella componente.

La gravità della crisi ambientale e climatica ha assunto una tale gravità che qualsiasi atto politico, strategia, riforma o misura utile ad arrestare anche solo di un minuto la corsa verso il punto di non ritorno è comunque da perseguire; di conseguenza l’arcipelago dei soggetti politici verdi e ambientalisti dovrebbe organizzativamente convergere, almeno su quegli obiettivi che possono fare da minimo comun denominatore, invece di frammentarsi ideologicamente o generazionalmente. Parallelamente a questo sforzo la discussione proposta da Lowy diventa tuttaltro che accademica, bensì necessaria alla rimozione delle cause profonde della crisi.

La crisi pandemica e la possibile fuoriuscita da essa sembre avere ridotto ai minimi termini un analisi sulle cause ambientali che possono averla determinata e, di conseguenza, la ricerca di un cambiamento rispetto alla situazione precedente. Prevale la volontà politica di trovare/tornare quanto prima al punto di ripristino della realtà ante-covid, paradossalmente proprio per quanto riguarda lo sviluppo economico, anche se nella storia i punti di ripristino non si sono mai effettivamente realizzati.

A me pare che l’interesse per questo libro risieda in tre elementi:

  • Una riflessione a partire dai testi su quanto la tematica ecologica fosse presente nella riflessione teorica di Marx ed Engels. Ovviamente nessuno potrà mai “arruolarli” come una sorta di antenati della causa ambientale. Pensiamo all’obiettivo di fondere in un ambiente unico la città e la campagna espresso in questo passo di Engels “Solo con la fusione di città e campagna può essere eliminato l’attuale avvelenamento di acqua, aria e solo , solo con questa fusione le masse che oggi agonizzano nelle città saranno messe in una condizione in cui i loro rifiuti saranno adoperati per produrre le piante e non le malattie”, che oggi suona per lo meno bizzarra. Il contesto era completamente diverso ed in quel momento le priorità erano altre, di elementare riscatto dei lavoratori da una condizione di totale sfruttamento. Sono molti gli spunti interessanti che possono assecondare la conversione ecologica anche di quei settori della sinistra più legati all’industrialismo.
  • l’ammissione che una transizione ecologica deve essere supportata da una etica diversa da quella che sostiene l’attuale modello di sviluppo, che Lowy identifica nell’accettazione di “…valori quantitativi che si misurano in 10, 100, 1000 o 1.000.000, non conoscono ne il giusto ne l’ingiusto, ne il bene ne il male: essi dissolvono i valori qualitativi…”. Dunque la critica al capitale, o se il termine non piace chiamiamolo modello di sviluppo, sistema economico attuale ecc. ma la sostanza resta, deve fondarsi su una etica che renda preferibile il cambiamento a fronte del benessere economico diffuso in buona parte dell’occidente ed aspirato da chi ne è escluso.
  • Infine che “…parlare di ecologia e parlare di socialismo contestualmente vuol dire cogliere la questione fondamentale per la quale se la transizione ecologica non offre la possibilità di svolgere un lavoro retribuito, non solo in una dimensione individuale / artigianale ma generale, ben difficilmente l’ambientalismo sarà credibile per le masse di lavoratori (che per quanto siano disaggregati sempre massa sono)”. Non affrontare la questione è certamente possibile ma questo comporta di rinunciare ad un progetto di trasformazione della società, rispetto al quale non sarà sufficiente contrapporre capitalisti “verdi” ai capitalisti senza aggettivi.