ITEMPIEIVERSI

Mese: novembre, 2016

…ancora anticipazioni da Poliscritture

soldati

Non poteva mancare tra le riflessioni proposte nel prossimo numero della rivista, dedicato ai temi della pace e della guerra, e sulle risposte che alla guerra si possono tentare di fornire, l’approfondimento su metodi alternativi a quelli armati per la risoluzione dei conflitti. Ne ho discusso con Mao Valpiana, presidente nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa per la nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile “Azione nonviolenta”, fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui è stato segretario nazionale. In questo post vi anticipo uno stralcio della sua lunga intervista che potrete leggere integralmente nel prossimo numero.

  • Domanda: In questi anni il Movimento Nonviolento si è attivato nella Campagna “Un’altra difesa è possibile” per l’istituzione della la difesa civile non armata e nonviolenta. Che cosa si intende con questa definizione?

  • Risposta: La “difesa civile” è una difesa che viene fatta dai civili, non dai militari, che è quello che dice la Costituzione, che affida al cittadino, non al militare, il sacro dovere della difesa della patria. “Non armata” vuol dire che non usa lo strumento militare (perché c’è anche una difesa civile armata, come quella applicata da una parte della Resistenza: i partigiani erano civili che usavano le armi. Andrebbe sottolineato come si sia trattato in gran parte di una resistenza civile e non armata. Essendo i Partigiani solo una piccola percentuale, avrebbero potuto fare poco e nulla se alla base non ci fosse stata una resistenza di tipo civile e rurale). “Nonviolenta” perché usa i metodi e le tecniche della nonviolenza.

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Anticipazioni da Poliscritture

 

E’ ormai prossimo all’uscita il nuovo numero, il 12, di Poliscritture, la rivista/blog alla quale partecipo nella Redazione da un po’ di tempo, dedicato al tema purtroppo sempre attuale dei conflitti e delle guerre di cui già ne avevo parlato qui. Non a caso l’abbiamo intitolato “Senza pace”, condizione che purtroppo accompagna la vita di interi popoli e milioni di persone. Le interviste annunciate a Mao Valpiana e Mario Agostinelli le ho realizzate e per invogliarvi all’acquisto della rivista (quando sarà disponibile non mancherò di aggiornarvi), ve ne anticipo alcuni stralci. Inizio con Agostinelli:

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Norilsk, nord della Russia, la seconda città più grande del Circolo Polare Artico, con 177.000 abitanti. Non ha alcun collegamento via terra con il resto del mondo. Foto di Elena Chernyshova in mostra al Festival foto etica di Lodi 2016. Non perdete quello del 2017…

Modelli energetici e conflitti internazionali: una analisi ecologista oltre i luoghi comuni del mediatico quotidiano”

  • Domanda: In questi anni il tuo impegno si è concentrato sulle questioni ambientali e energetiche che, dalla prima crisi petrolifera del 1973 passando per la rivoluzione iraniana e arrivando fino ad oggi sono diventate il fulcro della conflittualità internazionale. La green economy nel suo significato più ampio, istituzionale e di movimento, è una possibilità reale per una strategia di prevenzione dei conflitti? L’Italia come e dove si colloca in questo percorso?

  • Risposta: Continuo a riflettere su una esperienza, anche sindacale, di politica industriale dove ho colto l’inadeguatezza di affrontare le politiche settoriali senza tener conto del modello energetico da cui dipendono.

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Si nasce a ritroso

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da “Situations” di Kishio Suga – Hangar della Bicocca – Milano. “Particolare dell’opera Soft Concrete – la foto è mia”

si nasce a ritroso
quando tutto è già fatto
pronto     prima di finire – aspettare
il presente che porti via
le cose i vestiti con l’orma  
frusta dei fianchi

quasi un gioco che si gioca
a gettar sillabi e versi
inserire gettoni
senza mai una retta     di fretta

si nasce ancora già sordi per
non sentire il silenzio  
dell’erba sotto asfalto
per un po’ di luce senz’ombra
quella senza sole     si passa
s’impara la fatica l’odore
solubile dei cuori come tracce

lasciare dolori     visti da lontano

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