Fogli di carta…

di luca chiarei

Un modello della struttura dello spazio a livello quantistico secondo la Loop Quantum Gravity. Dal sito http://www.lescienze.it/

> Carlo Rovelli “La realtà non è come ci appare.” Raffaello Cortina Editore

A partire dal titolo gli indizi che in questo libro si parli di fisica non sono molti ma non appena comincia la lettura dubbi che sia la fisica e la storia delle teorie e la discussione attuale al centro del testo, svaniscono.
Quello che spiazza in questo libro e che giustifica il titolo è che si parte dal primo sguardo che la riflessione filosofica ha rivolto al mondo reale (dalla scuola di mileto a Anassimandro, Talete e poi Democrito…) per arrivare all’illustrazione delle teorie della relatività, della fisica quantistica fino alla teoria delle stringhe passando per tutti gli incroci che il pensiero scientifico ha con le scienze umane. In alcuni passaggi ho pensato di avere a che fare con un saggio filosofico e, ritornando al titolo, che poteva prestarsi anche per intitolare una accattivante raccolta di poesie sul tema…

La forza e credo anche la fortuna di questo libro sta proprio nel fatto che mette tutte queste cose insieme: l’intuizione e il procedimento scientifico basato sull’oggettività della sperimentazione, non in modo generico o spiritualista stile new age, ma con documentata precisione. Il tutto con uno stile divulgativo che permette anche ai non addetti ai lavori di comprendere le questioni più complesse, i nodi, il dibattito che oggi attraversa la fisica ma anche l’epistemologia della scienza.

In che senso dunque questo libro ha aggiunto qualcosa a quello che pensavo e ero prima di leggerlo? Se in molti casi è vero che la poesia nasce anche da una visione della realtà che ognuno si costruisce man mano nella vita, solitamente si ritiene che ciò sia alimentato dall’intuizione, la sensazione e secondo una certa vulgata dall’emozione, che ci farebbe arrivare ad altri punti di vista non convenzionali. Con Rovelli si fa una specie di percorso al contrario nel senso che a partire dalle speculazioni dei filosofi greci, da Democrito a Talete passando poi per Dante Alighieri fino ad arrivare ai padri della fisica quantistica, si arriva a quella conoscenza scientifica che rimette in discussione le nostre idee di spazio e di tempo che a ben guardare sono le principali convenzioni universalmente accettate.
Lo spazio diventa “…un pullulare fluttuante di quanti di gravità che agiscono l’uno sull’altro e tutti insieme agiscono sulle cose, e si manifestano in queste interrazioni come reti di spin, grani in relazione l’uno con l’altro”;
il tempo, ad esempio un evento come l’urto tra due sfere sul tavolo di un biliardo sono “…campo gravitazionale,” dentro “il di Einstein…tutto è immerso nel grande mollusco: pensate di ritagliarne una piccola porzione finita, come un pezzo di sushi,che comprenda l’urto e quanto è intorno ad esso.(…) non è un processo nel tempo,…, è esso stesso lo svolgersi del tempo”.
Dunque il cerchio in qualche modo si chiude nel senso che il pensiero scientifico restituisce alla poesia il compito di raccontarla questa realtà “granulare” che ci avvolge nella sua non convenzionalità e mistero. Magistrale il capitolo finale, una sorta di elogio dell’incertezza contro le verità ultime oggi in voga, che si chiude non a caso con i versi di Mario Luzi
“e seguita,
seguita a pullulare morte e vita
tenera e ostile, chiara e inconoscibile.
Tanto afferra l’occhio da questa torre di vedetta.”

M.Luzi Dalla Torre – “dal fondo delle campagne” Einaudi 1965

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